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Il magazine degli animali

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10.4.2015

Educazione ai bisogni fuori casa

Gentile dott.ssa Giussani, ho adottato da una settimana un setter inglese di due anni femmina cane stupendo buono ed educato, ma ha un piccolo problema non riesce a fare i suoi bisogni, grandi e piccoli, fuori casa. Premetto che il cane viene portato all'esterno anche 5 volte al giorno, spesso al nostro riento in casa fa i suoi bisogni. Come devo comportarmi? Fabio da Napoli
La parola alla dott.ssa Sabrina Giussani Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale
"Buongiorno a tutti gli ascoltatori. Il problema che racconta l'ascoltatore è molto frequente. Come s'insegna al cucciolo a eliminare fuori casa? Fino ai quattro mesi di età circa, il piccolo non è in grado di trattenere urina e feci più di qualche secondo. La pipì scappa molte volte il giorno, soprattutto dopo un gioco, al risveglio, la pappa … ogni due - tre ore circa. È più facile imparare a fare la cacca nell'ambiente esterno perché scappa meno frequentemente! È necessario portare il cucciolo in passeggiata ogni due – tre ore e lodarlo quando elimina. In caso di “errore”, una pipì sul pavimento o sul tappeto, è bene non sgridare il piccolo neppure quando colto sul fatto altrimenti potrebbe imparare a sporcare di nascosto o solo in nostra assenza. L'apprendimento, infatti, avviene più rapidamente con i premi mentre è ostacolato dalle punizioni. È opportuno collocare i teli assorbenti o i giornali solo sul terrazzo o balcone poiché altrimenti il cucciolo imparerà a eliminare sia in casa sia all'esterno, senza chiedere di uscire. Intorno all'età di sei mesi, un cane normo – comportamentale è in grado di eliminare solo durante la passeggiata, salvo imprevisti legati a mal di pancia! Nel caso in cui, invece, il piccolo fosse molto agitato o pauroso, l'apprendimento può essere ritardato o non avvenire. Oppure, quando un cane cresce in un box, impara a eliminare all'interno dell'area di ricovero soprattutto se non esce in passeggiata quotidianamente. L'animale, dopo l'adozione, avrà molta paura dei rumori, delle persone e di tutto ciò che non ha conosciuto. È possibile che il cane del Sig. Fabio, faccia i bisogni in casa non solo poiché non conosce la differenza tra interno ed esterno ma anche perché si trova molto a disagio durante la passeggiata. Consiglio all'ascoltatore di realizzare una visita comportamentale presso un Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale così da progettare il percorso riabilitativo che permetterà al cane di adattarsi alla nuova situazione di vita."


9.4.2015

Il cavallo: furbo e intelligente

Il cavallo è un animale furbo che capisce e segue le indicazioni dell'uomo, ma solo quando gli conviene. È questo il risultato di uno studio condotto dei ricercatori del dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università di Pisa che per la prima volta ha dimostrato che i cavalli, possiedono capacità cognitive evolute e memoria a breve termine. La ricerca è partita da un test condotto su 24 cavalli divisi in due gruppi. In entrambi i casi gli animali avevano di fronte tre secchi uguali e capovolti e dovevano indovinare sotto quale si nascondesse un pezzo di carota. Ma in un caso dovevano trovare la carota senza alcuna indicazione o aiuto, mentre nell'altro potevano vedere la persona che si avvicinava al secchio, nascondeva la carota e poi se ne andava.
Nel corso della prova i cavalli hanno dimostrato di saper cambiare la propria strategia di ricerca per raggiungere il loro obiettivo, cioè la carota, nel più breve tempo possibile, a prescindere anche dagli indizi forniti dall'uomo. In altre parole, i cavalli del gruppo che vedevano la persona nascondere la carota all'inizio sfruttavano questa indicazione ed erano più precisi, cioè andavano verso il secchio giusto, ma impiegavano più tempo.
Con il succedersi delle prove gli animali hanno cambiato strategia e sono diventati meno precisi ma più veloci, capovolgendo anche tutti i secchi, sicuri comunque di trovare la carota. Insomma morale, i cavalli sono in grado di comprendere e di usare il significato cognitivo delle indicazioni umane per compiere le proprie scelte.

8.4.2015

Gatto batte supercomputer 100 a 0

Gatto batte supercomputer 100 a 0, E' sulla base di questa constatazione che un gruppo di ricercatori dell' università del Michigan sta cercando di produrre una nuova generazione di microchip basati proprio sul modello dei felini, che potrebbero essere alla base dei computer del futuro.
- l'idea è di usare un paradigma completamente nuovo per assemblare i circuiti". In un computer convenzionale solo pochi elementi sono connessi tra loro, con il risultato che questo lavora solo in maniera lineare.
Al contrario un cervello lavora “in parallelo”, compiendo più operazioni allo stesso tempo. Questo permette ad esempio di riconoscere un viso istantaneamente: secondo i calcoli dei ricercatori, il cervello di un gatto ha prestazioni 100 volte superiori a quelle del supercomputer Dawn, che può simulare 1 miliardo di neuroni.
Per cercare di avvicinarsi a queste prestazioni feline i ricercatori stanno sviluppando dei “memristori”, cioè degli elementi dei circuiti in grado di “ricordarsi” se sono stati attraversati da una corrente elettrica..
"Il prossimo passo - spiega il ricercatore - è unire centinaia di queste unità, per riuscire a raggiungere la capacità di un supercomputer in macchine della grandezza di una bottiglia da due litri”.

7.4.2015

Le scimmie sono bugiarde

Sapevate che le scimmie oltre ad essere dispettose sanno anche mentire? Ebbene il primo studio realizzato a verificare la capacità delle scimmie di ingannare conferma la complessità di questi animali, ma conferma anche quanto siano simili all'essere umano.
La loro capacità di ingannare dipende soprattutto dalla loro struttura sociale.
Ed ecco lo studio: sono state prese in esame dieci scimmie di tre specie diverse sottoponendole allo stesso tipo di esperimento, a tutte loro è stato mostrato come raggiungere del cibo nascosto, dopodiché sono stati messe in una gabbia con altri della stessa specie.
Le scimmie sotto esame cosiddette “subordinate” si sono dirette subito verso il cibo nascosto approfittando della distrazione dei dominanti, tornando subito dopo alla loro postazione non appena i “capi” si trovavano nei paraggi.
Lo scopo di questo comportamento furtivo era comprensibile: tenere il cibo per sé senza mostrare ai più forti dove si trovava. Si tratta di un atteggiamento comprensibile per noi ma non per i macachi dato che i “subordinati” non procacciano cibo.
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