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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

Tutti gli argomenti già trattati

18.2.2018

Wolkswagen: stop esperimenti su animali

Volkswagen rinuncerà del tutto a fare esperimenti sugli animali. È quello che ha affermato Thomas Steg, procuratore generale del colosso di Wolfsburg, alla Bild, il tabloid che ha riportato in Germania il caso delle scimmie sottoposte alle emissioni di gas di scarico negli Usa. «Vogliamo escludere del tutto i test sugli animali per il futuro», ha affermato Steg. Già nelle prime ore dopo la diffusione delle notizia da parte del New York Times, poi ripresa dai media tedeschi, il presidente del Consiglio di sorveglianza di Volkswagen Hans Dieter Poetsch aveva definito i test «in alcun modo accettabili» e aveva aggiunto: «in nome di tutto il consiglio di sorveglianza, prendo le distanze con tutte le forze da pratiche del genere. Farò tutto il possibile perché vi sia un'indagine completa sulle procedure. E chi ha la responsabilità ne risponderà».
Il caso dei test sugli esemplari giavanesi è diventato ancor più eclatante, però, con la rivelazione degli studi promossi dalla società di ricerca dei colossi dell'auto tedesca Eugt sugli esseri umani. Una ricerca su 25 persone effettuata con la collaborazione dell'università di Aquisgrana, che ieri ha difeso la ricerca, affermando che fosse concepita per la tutela dei lavoratori.

17.2.2018

Sepoltura canina di 14.200 anni

Sapete da quando il cane è il miglior amico dell'uomo? Forse non sapevate che questo sodalizio dura sin dall'Età della pietra.
A testimoniarlo è la scoperta fatta dai ricercatori dell'Università di Ghent sul cane sepolto nel sito di Bonn-Oberkassel, in Germania, pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Archaeological Science.
Si tratta della più antica testimonianza di sepoltura canina di 14.200 anni fa, ed indica che esisteva un legame e un rapporto di cura fra uomo e animale anche quando quest'ultimo non era in grado di aiutarci. Questi resti del cane sepolto indicato infatti che l'animale era affetto da malattie debilitanti, ed è stato più volte curato.
Le prime tracce di convivenza risalgono ad almeno 32 mila anni fa. Ma finora non esistevano prove di un rapporto «adottivo» e di affetto disinteressato, fatto di attenzioni e premure. Si è sempre parlato piuttosto di una convenienza e sfruttamento, dove uomo e cane avevano trovato un vantaggio comune a stare insieme. Tornando al cane di Bonn-Oberkassel si sa che morì a soli 7 mesi. Aveva serie lesioni del cavo orale e soffriva di cimurro canino, una malattia infettiva di origine virale che provoca disturbi del sistema nervoso. la sepoltura congiunta indica senz'altro un legame speciale riconosciuto dalla comunità della Pietra.

11.2.2018

Comportamento dei cani in canile

I cani chiusi in canile mettono in atto comportamenti ripetitivi e ossessivi che spesso sono associati alle malattie mentali. Lo rileva uno studio condotto dall'istituto di antrozoologia dell'università di Bristol su 30 pastori tedeschi della polizia inglese.
I ricercatori hanno piazzato delle telecamere nel canile che ospita i cani poliziotto dopo i loro turni, scoprendo che 28 animali su 30 mostravano comportamenti ripetitivi. Tra questi, saltare sulle pareti o sul posto, con due o quattro zampe, girare in cerchio facendo perno sulle zampe posteriori, camminare lungo il perimetro del recinto, andare avanti e indietro seguendo una linea immaginaria.
Stando allo studio questi comportamenti associabili a disturbi mentali non indicano necessariamente una compromissione del benessere dei cani. In diversi casi, infatti, gli animali non avevano un alto livello di cortisolo, un ormone dello stress. Per i ricercatori è quindi ipotizzabile che alcuni cani usino i gesti ripetitivi come un meccanismo di `coping´, un modo cioè per affrontare lo stress derivante dall'essere chiusi in canile.
Ricordiamolo dunque quando decidiamo di adottare un cane: prima visitiamo un canile.

10.2.2018

Microplastiche negli oceani

Oggi qui al Magazine degli animali parliamo di microplastiche, grandi meno di 5 millimetri e derivano dalla degradazione di rifiuti plastici, la novità è che inquinano anche gli oceani considerati più incontaminati e hanno un sicuro impatto sulla salute della balenottera, lo squalo e la manta. Lo conferma uno studio dell'Università di Siena pubblicato sulla rivista scientifica internazionale «Trends in Ecology & Evolution».
«La plastica e microplastica nei mari e negli oceani costituisce un problema globale, che impatta tutta la catena alimentare - », spiega la professoressa Maria Cristina Fossi dell'Università di Siena - Studiando i grandi animali, che si nutrono di plancton o di prede, e che accumulano grandi quantità di inquinanti attraverso la loro alimentazione, possiamo valutare la portata del problema sulla fauna marina».
Si tratta di sostanze che vengono metabolizzate e possono avere effetti tossici sui cetacei, interferendo anche con la riproduzione. «L'esposizione alle tossine associate alla plastica può essere una importante minaccia alla salute di questi animali perché interferisce sugli ormoni che regolano la crescita, lo sviluppo, il metabolismo e le funzioni riproduttive. Adesso che l'attenzione internazionale è stata portata su questo tema, vogliamo approfondire gli effetti tossicologici, prosegue la professoressa Fossi, definendo anche quale è la soglia di inquinamento che crea un impatto importante sulla catena alimentare, e in ultima analisi sul pesce che anche noi uomini mangiamo»
E con questo è tutto
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