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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

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5.11.2012

I cani "parà" veri angeli

I cani parà che sono stati usati per la prima volta dalle Special Forces americane, oggi sono “in servizio” con diversi paesi della Nato. I commandos inglesi del Sas , gli austriaci e i norvegesi hanno creato team che prevedono il lancio in coppia, cioè l'animale ed il suo controllore.
I cani vengono usati non solo nelle tipiche missioni anti-bomba – spesso più efficaci delle “macchine” – ma anche nei combattimenti in centri urbani. L'Iraq e l'Afghanistan sono diventati il loro campo di battaglia. Spesso gli animali sono dotati di piccole videocamere e vengono mandati in esplorazione all'interno di edifici o in zone abitate dove si sospetta possano essere in agguato dei militanti. Molto utili anche nelle ricognizioni dentro i tunnel e bunker costruiti da formazioni armate.
Impiegati duramente il conflitto in Vietnam, i cani da guerra sono entrati a far parte dell'arsenale di molti eserciti. Gli israeliani, ad esempio, hanno una speciale unità che ha partecipato ad operazioni anti-terrorismo e alle campagne in Libano. Missioni durante le quali hanno perso molti animali, poi però sepolti in un cimitero a loro dedicato vicino a Tel Aviv.

2.11.2012

Perchè non possiamo fissarli negli occhi?

Oggi rispondiamo a Donatella che ha una domanda per noi: perché non bisogna fissare i cani negli occhi?
Cara Donatella, ci sono diverse forme di pensiero per quanto riguarda questo atteggiamento. Ti parlo del mio.
Quando ho iniziato a studiare, durante la parte teorica mi hanno insegnato che in un branco di lupi quando due si fissano è perché si stanno sfidando. Allo stesso tempo nella parte pratica mi hanno insegnato a chiedere l'attenzione del mio cane facendo in modo che questo mi fissasse negli occhi. Se vogliamo dirla tutta sono due cose completamente opposte...
Come spesso accade però, ogni comportamento del nostro cane ha diverse forme di lettura. Quello di cui sono certa è che avere lo sguardo del mio cane è la cosa più importante che esista per il nostro rapporto. Se abbiamo instaurato un buon rapporto con lui, per buono intendo basato sul rispetto reciproco, quando ci guarda non è di sicuro per sfidarci ma per comunicarci qualcosa e sta a noi cercare di capire:
• durante una passeggiata potrebbe semplicemente chiederci da che parte deve andare;
• durante l'incontro con un altro cane potrebbe chiederci come si deve comportare;
• quando siamo in casa tranquilli forse ci sta semplicemente chiedendo un pò di coccole.
Stiamo un pò più attenti quando incontriamo un cane con il quale non abbiamo un rapporto, quindi a noi sconosciuto. È bene non fissarlo negli occhi, perché da parte di un estraneo non è cosa gradita, potremmo metterlo a disagio, e se si tratta di un cane tranquillo allora girerà semplicemente la testa per non guardarvi, come dire non voglio problemi con te, se invece si tratta di un cane molto pieno di se potrebbe rispondere in altro modo: saltandovi addosso o abbaiando.
insomma, potrei andare avanti ancora molto a parlare di questo.. spero comunque di aver soddisfatto la tua curiosità.

31.10.2012

Micio: un vero predatore

Oggi parliamo un po' di gatti. E la notizia su questi bellissimi animali è un po' allarmante: vi siete accorti che il vostro felino se in casa dorme sornione e fa le fusa, appena fuori si trasforma in uno spietato killer?
I ricercatori di un'università britannica hanno fatto uno studio, con la collaborazione involontaria di 200 gatti di famigli equipaggiati di trasmettitori elettronici. Questi studiosi si sono attivati per scoprire quanta parte di distruzione di vita selvatica è imputabile a questi felini.
Alcuni esperti infatti ritengono che i quasi 9 milioni di gatti britannici possano uccidere ogni anno più di 150 milioni di animali tra uccelli, topi, conigli, talpe e altre creature.
Tornando al progetto della Reading University, ricordiamo che ha cercato una risposta avvalendosi di tracciati elettronici e di analisi computerizzate per monitorare i gatti quando sono fuori casa, con una precisione mai riscontrata.
Noi sappiamo cosa fanno i gatti quando sono tranquillamente a casa nostra a sonnecchiare, ma praticamente non abbiamo idea di cosa fanno fuori, soprattutto di notte, quando si risveglia il suo istinto da predatore. Ma adesso, grazie a questo studio. Miao

30.10.2012

Le scimmie ridono come noi

Le scimmie soffrono il solletico, e sono capaci di ridere proprio come gli esseri umani. Una caratteristica che abbiamo ereditato dal nostro antenato comune, ben 16 milioni di anni fa. E' quanto sostiene la ricerca della dottoressa Marina Davila Ross, primatologa dell'università di Portsmouth, in Inghilterra. Con il suo team ha analizzato le registrazione di oltre 800 risate di bambini, oranghi, scimpanzè e gorilla a cui veniva fatto il solletico. Per ottenere le registrazioni sono stati solleticate oltre 20 giovani scimmie e 3 bebè umani.
"Nonostante le diversità, la ricerca indica che la risata ha basi pre-umane", spiega la dottoressa Davila Ross, "ed è probabile che le grandi scimmie usino quesi suoni per interagire fra loro in modo simile al nostro".
Di più. Le differenze stesse fra i suoni emessi durante la risata avrebbero un senso: corrispondono alla differenziazione delle specie sull'albero genealogico nel corso dell'evoluzione.
"E' una scoperta molto importante per la ricerca sulle emozioni di uomini e animali, ma anche per la gestione e i rapporti con i primati liberi o in cattività". La ricercatrice ha aggiunto che, secondo i suoi studi, la risata si è evoluta gradualmente nel corso degli ultimi 10 o 16 milioni di anni della storia evolutiva dei primati, uomo compreso.
Dopo aver solleticato tutte le diverse specie di grandi scimmie, si sono trovate anche somiglianze sorprendenti tra esseri umani, gorilla e scimpanzè bonobo (che, non a caso, condividono con noi oltre il 96% del patrimonio genetico). Tutte e tre le specie hanno lo stesso meccanismo fisico di emissione della risata.
Prima di questa scoperta, si credeva che la risata delle scimmie fosse semplicemente un riflesso empatico volontario di imitazione e non la risposta involontaria a uno stimolo come il solletico.
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