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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

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17.5.2012

Cosa pensa di noi Fido?

Avete mai guardato negli occhi il vostro cane tentando di indovinare i suoi pensieri? Sappiate che alcuni ricercatori americani hanno scoperto cosa pensa di noi il nostro amico, almeno cosa accade nel suo cervello quando lo stimoliamo con le azioni di tutti i giorni come dargli da mangiare o farlo giocare.
Per analizzare queste reazioni i ricercatori di Atlanta hanno usato due cavie: un cane da caccia e un collie. Un allenatore li ha abituati alle azioni da compiere e coccolati per farli stare tranquilli e sereni. Entrambi sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale, un esame non invasivo usato anche per gli umani, analizzando però le loro reazioni e fotografando il loro cervello in seguito a uno stimolo esterno ricevuto dal loro padrone. Dopo questo training, è partito il primo esperimento: i ricercatori hanno ottenuto le prime immagini di animali nel pieno delle loro funzioni vitali, svegli e vigili, intenti a compiere le azioni abituali davanti alle cose che più amano come una carezza, un gioco, una ciotola piena di pappa. Ma hanno anche ottenuto le immagini dei momenti in cui il regalo, o azione, veniva loro negata. Lo stesso professore che ha ideato il progetto è convinto che esista una precisa empatia tra cane e uomo, e che siano proprio i cani a essere in grado di discernere tra tristezza e felicità dei loro padroni. D'altronde questo 4 zampe, il primo a essere addomesticato nella storia già 30mila anni fa, è il testimone privilegiato dell'evoluzione umana. Alcune teorie sostengono infatti che i cani potrebbero aver contribuito all'evoluzione della specie, giacché gli abitanti dei villaggi che avevano cani con loro potrebbero aver avuto vantaggi nel farsi aiutare dagli amici a 4 zampe.




16.5.2012

Islanda: balene salve

Decine di grandi balene potrebbero essere salvate grazie al mancato rinnovo di una deduzione fiscale destinata ai loro cacciatori.
Anche l'anno scorso, a causa della crisi giapponese, la stessa azienda non aveva catturato nessuna balenottera, mentre l'anno precedente ne aveva catturate addirittura 148. Il motivo della chiusura dell'azienda sarebbe quindi economico, dal momento che la crisi avrebbe quasi azzerato i profitti.
La decisione del governo islandese potrebbe essere anche dettata dalla volontà di entrare nell'Unione Europea, dove da anni si discute proprio sulla caccia di questi animali, attività vietata dai regolamenti ambientali dell'Ue.
Anche a livello mondiale esiste una moratoria sulla caccia ai grandi cetacei, anello essenziale della catena alimentare oceanica, per anni a rischio estinzione ma in netto aumento grazie alla mobilitazione degli enti ambientalisti internazionali.
Prosegue invece la caccia alla balena più piccola, da cui nasce un nuovo appello perchè l'Islanda converta questa attività in attrazione turistica trasformando le baleniere in un luogo dove ammirare le balene che nuotano felici.

15.5.2012

Australia sotto shock per i koala

Il koala è l'animale simbolo dell'Australia e dopo una lunga campagna lo scorso mese è stato inserito in una lista di specie protette dal governo federale. Ciò nonostante la strage di questi marsupiali non si arresta. Lo racconta un reportage del National Geographic che rivela come la popolazione dei koala si sia ridotta fra il 30 e il 40% negli ultimi vent'anni. Per rendere ancora più efficace la denuncia, il celebre magazine ha pubblicato un'immagine, scattata in una clinica del Queensland, nella quale si vedono una dozzina di koala morti stesi su un grande telo blu.
Tutti gli animali presenti nella foto sono morti dopo essere stati investiti da auto o dopo essere stati sbranati da cani. Lo scopo di tutto ciò è far conoscere anche a chi vive fuori dai confini australiani quest'inutile mattanza. A commuovere i lettori è soprattutto la presenza nella foto di cuccioli di koala senza vita, stretti tra le braccia delle loro mamme. La vera causa di questa carneficina, affermano gli animalisti, è la nuova espansione urbanistica e l'irresponsabilità dei costruttori che non si fanno scrupoli a cementificare intere zone di campagna che fino a ieri erano l'habitat naturale dei marsupiali. Adesso i difensori dei koala sperano che severe norme siano adottate per frenare la mattanza. Ed è quello che speriamo anche noi.




14.5.2012

Basta sofferenza per le aragoste

Quando al ristorante si ordina un'aragosta tutti sappiamo che il crostaceo verrà immerso ancora vivo in una pentola di acqua bollente e i suoi lamenti mentre muore sono strazianti e possono durare anche diversi minuti. Questo supplizio sembra destinato a terminare grazie ad un imprenditore inglese, che ha inventato un dispositivo “più umano” per uccidere quasi istantaneamente aragoste, gamberi e scampi e avere, oltretutto, un gusto migliore.
Si tratta del “CrustaStun” una specie di scatola in acciaio inossidabile, dalle dimensioni di un forno a microonde e contenente una spugna bagnata e un elettrodo. Quando il crostaceo viene posizionato all'interno e si chiude il coperchio, l'elettrodo porta la corrente che stordisce l'animale e lo uccide praticamente senza dolore. Secondo il suo inventore il dispositivo può ridurre all'incoscienza un crostaceo di grosse dimensioni in meno di 3 secondi e ucciderlo in 5-10 secondi: un tempo decisamente più ridotto rispetto ai 4-5 minuti che impiega un granchio per morire bollito
Il “CrustaStun” ha già incontrato il favore della Peta e pare che dall'Unione Europea presto arriverà una direttiva che ne raccomandi l'utilizzo nei ristoranti. E anche se il prezzo del dispositivo (quasi 2.800 euro per il modello base e 66.500 per la versione più grande) potrebbe rappresentare un ostacolo ci sono già una sessantina gli ordini pronti ad essere evasi.
E nel frattempo non ci resta che continuare a non mangiare aragoste almeno finchè non arriva il Crustastun.
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