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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

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1.12.2011

E' arrivato un secondo gattino. Help!

Cristina ci ha inviato questa mail: "Mio zio ha trovato un gattino nero di circa 1 mese, un maschietto con gli occhi verdi. A casa però vive un altro gatto maschio di circa 2 anni e mezzo, che non l'ha presa molto bene infatti reagisce mordendo e graffiando oppure isolandosi.
Mia zia vorrebbe tenerlo ma c'è possibilità che i due possano andare d'accordo? Risponde Sabrina Giussani, Medico Veterinario Comportamentalista a Milano."
Buongiorno,che dire? Prevedo una convivenza difficile ...
La convivenza, anche nel mondo degli esseri umani, per diventare piacevole deve essere desiderata e il compagno o la compagna di vita conosciuti e scelti.Inoltre, l'appartamento sarà arredato in base alle esigenze di una coppia e non di un single: un gran lavoro!
Un gatto adulto, che ha vissuto in famiglia senza avere accesso all'ambiente esterno, riuscirà a comunicare con un proprio simile con grande difficoltà. Quando poi il conspecifico è così piccolo da avere bisogno di un contatto costante soprattutto durante il riposo diurno e notturno è ancora più difficile! Infatti, l'essere umano deve sostituirsi alla mamma e occuparsi del piccolo. È però fondamentale che il gattino frequenti un gatto adulto disponibile che svolga il ruolo di “modello” per imparare a comunicare correttamente, a usare unghie e denti solo quando è necessario e ad accettare i rimproveri. Altrimenti, in breve tempo potrebbe mostrare sintomi riferibili a malattie del comportamento come la Sindrome Ipersensibilità – Iperattività. Per quanto riguarda il gatto adulto, è fondamentale rispettarne il desiderio di “tranquillità”: non deve essere obbligato a rimanere alla presenza del piccolo! Nessuno deve forzare il contatto tra i gatti o insistere perché questo avvenga! Che cosa accadrà? Difficile dirlo … nella maggior parte dei casi sono necessari almeno due mesi perché la situazione di stabilizzi … nel bene o nel male. Per partire con il piede giustoall'inizio della convivenza, sarebbe opportunorealizzare una visita comportamentale presso un Medico Veterinario Comportamentalista.

30.11.2011

Le scimmie ridono come noi

Le scimmie soffrono il solletico, e sono capaci di ridere proprio come gli esseri umani. Una caratteristica che abbiamo ereditato dal nostro antenato comune, ben 16 milioni di anni fa. E' quanto sostiene la ricerca della dottoressa Marina Davila Ross, primatologa dell'università di Portsmouth, in Inghilterra. Con il suo team ha analizzato le registrazione di oltre 800 risate di bambini, oranghi, scimpanzè e gorilla a cui veniva fatto il solletico. Per ottenere le registrazioni sono stati solleticate oltre 20 giovani scimmie e 3 bebè umani.
"Nonostante le diversità, la ricerca indica che la risata ha basi pre-umane", spiega la dottoressa Davila Ross, "ed è probabile che le grandi scimmie usino quesi suoni per interagire fra loro in modo simile al nostro".
Di più. Le differenze stesse fra i suoni emessi durante la risata avrebbero un senso: corrispondono alla differenziazione delle specie sull'albero genealogico nel corso dell'evoluzione.
"E' una scoperta molto importante per la ricerca sulle emozioni di uomini e animali, ma anche per la gestione e i rapporti con i primati liberi o in cattività". La ricercatrice ha aggiunto che, secondo i suoi studi, la risata si è evoluta gradualmente nel corso degli ultimi 10 o 16 milioni di anni della storia evolutiva dei primati, uomo compreso.
Dopo aver solleticato tutte le diverse specie di grandi scimmie, si sono trovate anche somiglianze sorprendenti tra esseri umani, gorilla e scimpanzè bonobo (che, non a caso, condividono con noi oltre il 96% del patrimonio genetico). Tutte e tre le specie hanno lo stesso meccanismo fisico di emissione della risata.
Prima di questa scoperta, si credeva che la risata delle scimmie fosse semplicemente un riflesso empatico volontario di imitazione e non la risposta involontaria a uno stimolo come il solletico.

29.11.2011

Cappotto si o cappotto no?

Sono Marcella, le scrivo perché non so decidermi se far indossare al mio cane, un beagle di 10 anni, il cappottino per proteggerlo dal freddo. Non ho mai usato protezioni antifreddo per i miei cani, ma adesso che il mio Arturo ha dieci anni e siamo in pieno inverno mi pongo il problema e le giro la domanda. Grazie. Risponde il dottor Emanuele Minetti, Medico Veterinario a Milano.
"Il probema di usare cappottini e/o impermeabili per i nostri cani è spesso dibattuto. L'unico modo per venirne a capo è usare il buon senso e porsi alcune domande.
1: dove vive il mio cane? se vive in casa al caldo durante i mesi freddi in una zona fredda è ovvio che quando esce il mantello non sarà sufficiente a tenere perfettamente al caldo il suo corpo. Questo perchè nei cani urbani e che non vivono all'aperto il manto non diventa mai davvero "invernale" ma resta una via di mezzo, diciamo autunnale, perchè esso dipende dalle
condizioni climatiche.
2: di che razza è il mio cane? è ovvio farsi questa domanda perchè a seconda della razza il manto e la capacità di resistere alle intemperie è ben diversa. Cani come il Siberian Husky di certo avranno comunque meno problemi di un Carlino.
3: quanti anni ha il mio cane? andando avanti con l'età avanzano anche i malanni, e si è pure meno resistenti alle malattie infettive in generale. Evitare sbalzi di temperatura, grandi bagnate, etc, è cosa consigliabile nei senior.
4: il mio cane ha qualche malattia? ovviamente se un cane è malato deve essere ulteriormente protetto, tanto più se è malato ed anziano. In realtà la regola del buon senso come detto deve prevalere insieme al consiglio del veterinario curante che ben conosce il vostro animale.
Come anche è chiaro che non esiste una regola applicabile sempre e comunque a tutti i cani.
Esiste però da tenere presente che la voce del veterinario sarà sempre verso la prevenzione e la cura delle malattie e mai verso un approccio estetico al problema: se vogliamo mettere un bel vestitino al nostro cane perchè ci piace farlo, ci piace fare bella figura, ci pace agghindarlo ricordiamoci che:
1- al cane non interessa per niente
2- tutto ciò che è inutile può diventare anche nocivo
3- la bella figura la si fa di più rispettando l'animale invece che umiliarlo con cretinate in stile hollywood.
Emanuele Minetti

28.11.2011

Rispetta la vita degli animali, non vestirti di cadaveri.

“In nome di questo capriccio e di questa vanità milioni di animali soffrono nelle gabbie degli allevamenti intensivi o sono strappati al loro ambiente naturale ed uccisi nei modi più crudeli. Da
tempo la pelliccia ha cessato di essere un prodotto funzionale a riparare dal freddo per diventare puro status symbol o, in altri casi, decorazione o guarnizione per capi d'abbigliamento accessori. Nulla, certo, di cui non si possa – e non si debba, dico io - fare a meno”.
La campagna realizzata da La Coscienza degli Animali si compone, in primo luogo, di un video shock che propone, senza alcuna censura, la crudeltà di tali pratiche e termina con un messaggio molto incisivo: “Questo è un appello alla tua coscienza, rispetta la vita degli animali, non vestirti di cadaveri”.
La bellezza e l'eleganza di una persona si riflettono prima di tutto nel suo essere bella ed elegante nell'animo – spiega l'on. Brambilla - Non possono coniugarsi con la sofferenza degli animali e diventano una vergogna se il sacrificio di creature viventi ne è il presupposto. Pertanto, mi rivolgo soprattutto alle altre donne, a quelle – quantomeno – che possono permettersi
un capo così costoso come la pelliccia: non vestitevi di cadaveri! La pelliccia non aggiunge nulla al vostro fascino, ma può dire molto della vostra personalità. Può voler dire, ad esempio, che siete indifferenti di fronte al sacrificio di creature innocenti, barbaramente uccise e scuoiate dopo una vita non vita in un allevamento. Se non ci avete mai pensato prima, è tempo di
pensarci adesso. Non vestitevi di cadaveri! – conclude l'ex ministro del
turismo - Vi sentirete meglio con voi stesse e con gli altri”.
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