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Il magazine degli animali

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23.9.2011

Achille: labrador iperattivo

Oggi rispondiamo a Manuela che ci scrive perché il suo Achille incrocio Labrador preso un anno fa al canile, le sta facendo perdere la pazienza. Achille è iper-attivo e non torna al richiamo. Risponde la nostra educatrice cinofila Daniela Lisi:
"Cara Manuela, come dice il tuo veterinario: il Labrador è una razza che a volte può mostrare iper-attività e a quel punto occorre consultare un esperto che possa aiutarti in concreto a risolvere questo problema. Io nel frattempo posso darti qualche consiglio.
In merito al richiamo, capisco che per Achille disporre di un'area immensa dove poter scorazzare quando e come gli piace dopo essere stato per non so quanto tempo rinchiuso in un canile, è come trovarsi in paradiso. Quello che dovresti fare per convincerlo a tornare da te, è trovare qualcosa di forte che lo spinga ad avere voglia di raggiungerti. Ad esempio, hai provato con una pallina che tanto piace ai labrador? Con questa lo richiami incitandolo a giocare con te, cosicche Achille possa pensare: “quando manuela mi chiama è perché vuole giocare con me e non perche vuoloe farmi rientrare in casa”. Ti ho fatto l'esempio della pallina ma potrebbe essere qualsiasi cosa, anche da mangiare.
Per quanto riguarda l'iper attività in casa ogni volta che arrivano ospiti, prova a insegnargli dei comandi semplici come seduto e terra che lo facciano concentrare su di te. Cerca di creare un'attenzione nei tuoi confronti che in quel momento è più forte del resto. Capisco che detta così può risultare molto difficile, per questo come detto all'inizio chiedi aiuto ad un educatore cinofilo, che molto probabilmente ti aiuterà a trovare la fiducia che ti manca per farti “rispettare” da Achille. Calma e pazienza sono due aspetti fondamentali, se perdiamo questi stiamo andando fuori strada.
Se vai sul sito www.ficss.it potrai trovare un elenco di bravi educatori divisi per regione.
Tienimi aggiornata!"

22.9.2011

Sperimentazione? Meglio lanciare una moneta

«Il lancio di una monetina è più predittivo di una sperimentazione su animali». A sostenerlo è André Menache, medico veterinario e direttore di Antidote Europe, intervenuto a Roma alla conferenza "L'errore nella ricerca biomedica", un appuntamento organizzato per parlare proprio della sperimentazione animale. «Numerosi studi hanno comparato la tossicità di un farmaco negli animali con le reazioni avverse al farmaco osservate in pazienti umani. La correlazione tra i due ordini di dati in media è del 30%, il che rende i test sugli animali persino meno affidabili del lancio di una monetina».
«Il dato - prosegue Menache - è dimostrato anche dalle numerose morti che avvengono nei Paesi occidentali per reazioni avverse ai farmaci. Questi decessi occupano il quarto posto tra le cause di morte dopo infarto, tumore e ictus. Abbandonando i test sugli animali - propone - potremmo finalmente destinare risorse più adeguate allo sviluppo e al perfezionamento dei metodi di ricerca basati sull'uomo, attualmente predittivi solo al 75%, rendendoli ancora più accurati e affidabili».
«Ogni specie reagisce in modo diverso – ha commentato Fabrizia Pratesi De Ferrariis, coordinatrice del Comitato scientifico Equivita - basti pensare che perfino ratti e topi, specie strettamente imparentate, offrono risposte differenti tra di loro nel 60% dei casi. È un errore metodologico - conclude - considerare gli animali modelli attendibili per l'uomo».


21.9.2011

I delfini capiscono il concetto di morte

I cetacei capiscono il concetto di morte? Secondo uno studio pubblicato dal New Scientist, la risposta è affermativa. Questi animali reagirebbero in maniera diversa a seconda del tipo di decesso, improvviso o conseguente una lunga malattia. L'interpretazione del comportamento di un animale alla morte di un proprio simile osservata allo stato selvatico, è complicata, perché si possono attribuire erroneamente emozioni umane agli animali. Ma molte specie intelligenti e sociali, come gorilla, scimpanzé ed elefanti, hanno mostrato in queste circostanze comportamenti particolari: reazioni che alcuni scienziati hanno interpretato come simili a un lutto.
Lo studio dei delfini porta a ipotizzare che questi animali potrebbero avere una reazione complessa, persino sofisticata, alla morte. Lo studioso Joan Gonzalvo, nel 2007 ha osservato una madre che interagiva con il cucciolo appena morto: sollevava il corpo del piccolo per portarlo in superficie, apparentemente nel tentativo di farlo respirare. La madre non si separava mai dal proprio cucciolo, e mentre lo toccava sul muso e sulle pinne pettorali continuava a «chiamarlo». Il comportamento della madre, ipotizza lo scienziato, potrebbe essere interpretato come il compianto per una morte improvvisa, l' ipotesi è che all'animale malato siano stati forniti compagnia e supporto

20.9.2011

Le scimmie sono bugiarde

Sapevate che le scimmie oltre ad essere dispettose sanno anche mentire? Ebbene il primo studio realizzato a verificare la capacità delle scimmie di ingannare conferma la complessità di questi animali, ma conferma anche quanto siano simili all'essere umano.
La loro capacità di ingannare dipende soprattutto dalla loro struttura sociale.
Ed ecco lo studio: sono state prese in esame dieci scimmie di tre specie diverse sottoponendole allo stesso tipo di esperimento, a tutte loro è stato mostrato come raggiungere del cibo nascosto, dopodiché sono stati messe in una gabbia con altri della stessa specie.
Le scimmie sotto esame cosiddette “subordinate” si sono dirette subito verso il cibo nascosto approfittando della distrazione dei dominanti, tornando subito dopo alla loro postazione non appena i “capi” si trovavano nei paraggi.
Lo scopo di questo comportamento furtivo era comprensibile: tenere il cibo per sé senza mostrare ai più forti dove si trovava. Si tratta di un atteggiamento comprensibile per noi ma non per i macachi dato che i “subordinati” non procacciano cibo.


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