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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

Tutti gli argomenti già trattati

1.7.2011

Perchè non possiamo fissarli negli occhi?

Oggi rispondiamo a donatella che ha una domanda per noi: perché non bisogna fissare i cani negli occhi?
Cara Donatella, ci sono diverse forme di pensiero per quanto riguarda questo atteggiamento. Ti parlo del mio.
Quando ho iniziato a studiare, durante la parte teorica mi hanno insegnato che in un branco di lupi quando due si fissano è perché si stanno sfidando. Allo stesso tempo nella parte pratica mi hanno insegnato a chiedere l'attenzione del mio cane facendo in modo che questo mi fissasse negli occhi. Se vogliamo dirla tutta sono due cose completamente opposte...
Come spesso accade però, ogni comportamento del nostro cane ha diverse forme di lettura. Quello di cui sono certa è che avere lo sguardo del mio cane è la cosa più importante che esista per il nostro rapporto. Se abbiamo instaurato un buon rapporto con lui, per buono intendo basato sul rispetto reciproco, quando ci guarda non è di sicuro per sfidarci ma per comunicarci qualcosa e sta a noi cercare di capire:
•   durante una passeggiata potrebbe semplicemente chiederci da che parte deve andare;
•   durante l'incontro con un altro cane potrebbe chiederci come si deve comportare;
•   quando siamo in casa tranquilli forse ci sta semplicemente chiedendo un pò di coccole.
Stiamo un pò più attenti quando incontriamo un cane con il quale non abbiamo un rapporto, quindi a noi sconosciuto. È bene non fissarlo negli occhi, perché da parte di un estraneo non è cosa gradita, potremmo metterlo a disagio, e se si tratta di un cane tranquillo allora girerà semplicemente la testa per non guardarvi, come dire non voglio problemi con te, se invece si tratta di un cane molto pieno di se potrebbe rispondere in altro modo: saltandovi addosso o abbaiando.
insomma, potrei andare avanti ancora molto a parlare di questo.. spero comunque di aver soddisfatto la tua curiosità.

30.6.2011

Uova di galline: attenzione

Sapevate che sono fuorvianti e ambigue le etichette su molte confezioni di uova di galline allevate in gabbia? Lo afferma la Lav-Lega antivivisezione, dopo aver svolto un'indagine presso i supermercati delle principali città italiane con il timore che questa mancanza di trasparenza possa costituire un freno alla direttiva Ue che metterà al bando dal 2012 le gabbie di batteria. Per questo la Lav annuncia che presenterà un nuovo ricorso all'Antitrust.
«I consumatori di uova rischiano ogni giorno di essere ingannati da scritte fuorvianti o da immagini bucoliche non corrispondenti alla realtà dell'allevamento intensivo nelle gabbie di batteria.
La Lav sottolinea che l'allevamento in gabbia in Italia riguarda ancora l'80% delle galline. In ogni caso dal 2002 al 2008 gli allevamenti di galline «a terra», «all'aperto» e «bio» in Italia sono cresciuti a fronte di una lenta flessione del sistema in gabbia che domina il mercato con 39,5 milioni di galline. La maggior parte dei consumatori - conclude la Lav - ha chiaramente espresso la volontà e la disponibilità a sostenere una spesa maggiore per l'acquisto di uova se tale spesa permette di garantire un miglior benessere alle galline.
E noi del Magazine ce lo auguriamo di cuore. Ed è tutto…….

29.6.2011

Coccole e ancora coccole

Coccole, coccole e ancora coccole. Se non si fosse capito oggi al Magazine degli animali parliamo di coccole trattate da una ricerca che certifica su basi scientifiche il nostro amore per i cani e i gatti.
Un team di biologi giapponesi ha infatti scoperto che coccolare, accarezzare o anche solo stabilire un contatto visivo con un animale domestico, fa aumentare nei padroni i livelli di un ormone chiamato ossitocina.
Questo ormone è legato strettamente alle emozioni dell'amore, dell'amicizia e soprattutto dell'affetto genitoriale. Sulla base di questa recente scoperta giapponese, i nostri animali farebbero provare le stesse piacevoli sensazioni dei bambini in culla. Lo studio condotto dagli esperti della Azuba University si è basata sulla seguente intuizione: può l'ossitocina essere amplificato anche da un contatto sociale tra specie differenti? I due scienziati hanno avviato lo studio dopo aver notato che a seguito di coccole e giochi con i loro cani, l'umore cambiava.
Questa ricerca si è basata su una sessione di analisi in laboratorio nella quale un gruppo di padroni ha fornito un campione di urina prima e dopo aver giocano per un'ora e mezzo con i loro cani, mentre un altro gruppo ha fornito campioni senza aver interagito con i loro amici animali.
Il risultato è stato molto interessante: l'interazione con cani e gatti produce un incremento di circa il 20% di ossitocina.
Morale: cani e gatti stimolano emozioni simili a quelle dei figli.
E allora coccole, coccole e ancora coccole.

28.6.2011

Un vocabolario per i delfini

I delfini posseggono una comunicazione sonora tra le più complesse nel mondo animale e dall'uomo ancora poco conosciuta. Grazie a una nuova tecnica che permette di tradurre in immagini i suoni emessi dai cetacei, presto gli scienziati saranno in grado di produrre un vero e proprio vocabolario di base che ci aiuterà a capire il linguaggio di questi intelligenti mammiferi.
La chiave per studiare e catalogare i suoni utilizzati dai cetacei per comunicare è il CymaScope, uno strumento che, attraverso registrazioni ad alta definizione, cattura la struttura dettagliata di ogni emissione sonora e ne riproduce un'immagine schematizzata. In questo modo vengono estrapolati svariati modelli, ciascuno dei quali rappresenta una sorta di pensiero illustrato. Le metodologie usate in precedenza per rappresentare i versi dei delfini erano limitate a grafici di frequenza e ampiezza delle onde sonore. La nuova tecnica invece cattura l'impronta prodotta dalla vibrazione dei suoni nell'acqua, che si muovono espandendosi attraverso bolle e raggi, e rivela per la prima volta nei minimi dettagli le caratteristiche della «voce» di ogni individuo.
«Interpretare queste parole figurate potrebbe avere lo stesso significato che ebbe la Stele di Rosetta nella traduzione dei geroglifici egiziani» afferma l'ingegnere acustico John Stuart Reid, che partecipa alla ricerca. Il prossimo passo degli scienziati sarà registrare i delfini mentre individuano una serie di obiettivi precisi. In questo modo, col tempo, si creerà una sorta di vocabolario basilare che gli uomini potranno utilizzare a loro volta per cercare di parlare con questi cetacei e comprendere eventuali risposte
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