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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

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9.9.2016

Si morde la coda

"Buonasera, dottoressa Giussani. Ho un cane pastore tedesco di due anni che da un po` segue la coda in un modo ossessivo ed abbaia verso la coda. Lo fa spesso ed è difficile distogliere la sua attenzione da questa secondo me mania. Cosa mi suggerisce per farlo smettere. la ringrazio. Anna" Risponde la dottoressa Sabrina Giussani, Medico veterinario esperta in comportamento animale:
"Buongiorno Loredana e buongiorno a tutti gli ascoltatori.Il comportamento descritto dalla Sig.ra Anna appare frequentemente nel pastore tedesco e nel bull terrier; sembra che in queste razze sia presente una predisposizione famigliare.
Il cane può fissare, abbaiare, rincorrere e/ o trattenere la propria coda quando si trova in difficoltà o mostra una deficitaria gestione delle emozioni legata alla presenza di una malattia del comportamento. Generalmente l'animale compie qualche giro su se stesso e poi s'interrompe spontaneamente quando vive una situazione emotivamente stressante: il cane così facendo distoglie l'attenzione dal “problema” e ritrova l'equilibrio emozionale. Questa situazione può essere considerata normale. Quando, invece, il cane compie numerose rotazioni o afferra la coda trattenendola e strattonandola e la morde fino a ferirsi, siamo di fronte a una malattia del comportamento o a una patologia organica. Alterazioni a carico del sistema nervoso, una lesione muscolo scheletrica alla colonna vertebrale e così via, possono provocare la comparsa di questi atteggiamenti Consiglio alla Sig.ra Anna di rassicurare il cane quando inizia a guardare la coda, abbassando il tono della voce e carezzandolo dolcemente. È necessario realizzare una visita presso un Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale così da definire l'origine comportamentale o organica del sintomo e intraprendere un percorso terapeutico.

8.9.2016

In calo utilizzo animali per ricerca

Pubblicati in Gazzetta Ufficiale i dati statistici sull'utilizzo di animali a fini scientifici relativi all'anno 2014. Raccolti per la prima volta secondo le modalità previste dalla direttiva Ue i nuovi dati fanno registrare per la prima volta un numero totale al di sotto delle 700 mila unità. Lo comunica il ministero della Salute.
«Il numero totale di animali è in leggero calo - commenta la (Lav) - fatto che non deve suscitare applausi né stupire in quanto, per legge, il ricorso agli animali dovrebbe essere l'ultima via di sperimentazione, attuabile solo se non sono disponibili metodi alternativi. Rispetto alle specie utilizzate, aumenta il ricorso a porcellini d'india, furetti, pecore e, tragicamente, di primati non umani. filogeneticamente così vicine alla nostra. «Solo 14 su un totale di 698.059, invece, le procedure autorizzate per ricerche per la protezione dell'ambiente o nell'interesse della specie stessa. «L'impegno verso la riduzione e la sostituzione degli animali nella ricerca rimane purtroppo solo sulla carta, principio che non viene ascoltato per la mancanza di formazione, gap culturale e interessi economici, e che vincola il nostro Paese a un modello fallimentare di ricerca, anacronistico», commenta Michela Kuan, biologa, responsabile Lav Area Ricerca senza animali.

7.9.2016

Due cani come dottori

Ho un cane come dottore» anzi due e si chiamano Lucy e Glenn, loro sono i primi «medici a quattro zampe» a lavorare in Italia. Due labrador addestrati nel Regno Unito e sbarcati in Trentino, insomma «Laboratori d'analisi» viventi, dai nasi che non sbagliano un colpo. Fiutano i tumori prima anche dei test scientifici. Non solo. Sono attenti anche al calo di zucchero nel sangue di diabetici di tipo 1 e chissà quant'altro. E come i loro «colleghi» che fiutano droghe o esplosivi, sembrano non sbagliare un colpo. Con un vantaggio economico non indifferente per i servizi sanitari in rosso.
Il loro lavoro è di supporto a medici nei casi dubbi oppure quando i pazienti rivelano dei sintomi che le analisi non confermano. L'attendibilità di questi cani supera il 90% in tumori agli stadi iniziali. E si sono rivelati utili anche per scoprire l'innalzamento o l'abbassamento improvviso di alcuni valori nel sangue –
I cani, ricordiamolo possiedono oltre 250 milioni di sensori olfattivi nel loro naso e, divertendosi, li mettono tutti a nostra disposizione. E con questo infallibile strumento è tutto

6.9.2016

Mammiferi a rischio di estinzione

Uno studio condotto da più di 1.700 esperti di 130 paesi ha delineato una situazione a dir poco “tetra”: un quarto delle specie di mammiferi esistenti, dal gorilla di montagna alla tigre, è a rischio di estinzione ed oltre la metà è già in declino, e tutto questo è in gran parte colpa dell'uomo.
E' un vero grido di allarme lanciato da Barcellona al World Conservation Congress dell'uonione mondiale per la Conservazione della Natura.
Si tratta di un lavoro molto complesso, pensate che orsi polari, ippopotami e grandi scimmie sono solamente alcune delle vittime di un declino su larga scala. In totale le specie a rischio di estinzione, a vari livelli, sono 1.141 e per i mammiferi marini la situazione è ancora peggiore: quelli in pericolo sono addirittura il 36%.
Il responsabile di questa situazione è indubbiamente l'uomo, dato che solo il 26% della specie ha avuto problemi di salute.
Secondo gli autori dello studio questa lista tenderà ad allungarsi. Ma una buona notizia c'è: il 5% delle specie a rischio si sta riprendendo e fra questi c'è il bisonte europeo che sta ripopolando alcuni parchi naturali. Tanti auguri.
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