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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

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8.9.2010

Ancora domande sul microchip

Sara ci chiede se deve inserire il microchip al suo cane, un incrocio di 10 anni, ma è piena di incertezze:
Sara domanda: devo portarlo dal mio veterinario di fiducia? è doloroso? so che è obbligatorio ma se non lo faccio a cosa vado incontro? viene rilasciato un documento?
Risponde il dottor Emanuele Minetti, veterinario a Milano e vice presidente dell'ANMVI.
"Il microchip è un circuito integrato applicato nel tessuto sottocutaneo di un cane, gatto, o di un altro animale. I microchip sono delle dimensioni circa di un chicco di riso e sono basati su una tecnologia passiva RFID. Il Tatuaggio è un altro metodo, oggi desueto, usato per l'identificazione degli animali.
I Microchips sono particolarmente utili in caso di smarrimento o furto degli animali domestici. Possono anche essere determinanti in caso di contenzioso sulla proprietà degli animali.
I rifugi e I centri di lotta al randagismo hanno una enorme utilità nell'applicazione dei microchips, restituendo più velocemente ed efficientemente gli animali ai loro padroni.
Oltre che dai rifugi, I microchips sono utili nei canili, agli allevatori, venditori, agli addestratori nei libri genealogici, nelle strutture veterinarie, nell'allevamento del bestiame.
Le guardie zoofile, il servizio veterinario delle ASL e I veterinari Liberi professionisti sono forniti di un lettore di microchip.
Molte nazioni utilizzano e richiedono un numero di microchip insieme alla vaccinazione, come prova che la vaccinazione e l'animale corrispondano.
L'applicazione di Microchip può essere richiesta nell'ambito delle regole del CITES che regolamenta il commercio di molti animali rari.
I medici veterinari possono applicare I microchips o ricercare un microchip applicato con il lettore ogni volta che l'animale è portato a fare una visita clinica."
scrivete le vostre mail a prontofido@prontofido.net

7.9.2010

L'origine degli elefanti? L'acqua

Sapevate che l'origine degli elefanti non è nelle savane ma bensì nell'acqua? A dirlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica New Scientist confermando che sono stati trovati i fossili di alcuni loro parenti stretti nelle acque dolci dei fiumi e delle paludi dell'Egitto di 37 milioni di anni fa.
Ma visto che i fossili rinvenuti dello scheletro di questo cugino dell'elefante erano decisamente incompleti, gli studiosi hanno studiato gli isotopi stabili dei denti e i relativi fossili. In questo modo hanno trovato livelli bassi di ossigeno, tipico della vita acquatica.
Comunque secondo gli scienziati questi antichissimi animali erano semi-acquatici e vivevano nelle paludi di acqua dolce dove pascolavano. Il che dimostrerebbe che l'ordine dei proboscidati (cioè gli attuali elefanti) e i loro parenti estinti erano molto imparentati.
Per spiegarci meglio: gli attuali elefanti hanno avuto origine da progenitori anfibi, e c'è una realtà semi-acquatica nella prima fase di evoluzione della categoria dei proboscidati.

7.9.2010

I bastardini? piu' intelligenti

E' uno studio molto interessante svolto dell'etologo Kenth Svartberg su 13.000 esemplari dall'Università di Stoccolma e riferita dal giornale Telegrph, e questo è il risultato: i cani di razza sono meno intelligenti dei bastardini.
Adottare quindi un cane con il pedigree non significa automaticamente avere un amico a 4 zampe intelligente proprio per il fatto che vengono ormai allevati soprattutto per scopi che si potrebbero definire “estetici.
L'autore dello studio ha concluso che “Le moderne pratiche d'allevamento influenzano il comportamento e le capacità mentali delle razze con pedigree e non solo l'aspetto fisico.”
Fino a non molto tempo fa i cani venivano selezionati per altre caratteristiche quali: l'intelligenza o il fiuto, oggi spesso lo scopo è creare una specie di accessorio come i chihuahua “da borsetta” alla Paris Hilton e Brithney Spears.
Conclusione dello studio di Svartberg: i geni responsabili della bellezza nei canidi spesso si associano alla personalità noiosa e introspettiva.

6.9.2010

Cuccioli di foca

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha sospeso temporaneamente con ordinanza del 19 agosto, il divieto europeo sul commercio di prodotti derivati dalla caccia commerciale alle foche; la decisione della Corte è conseguente alla istanza presentata da organizzazioni di popolazioni indigene del Canada e della Groenlandia insieme ad altre sigle collegate all'industria della pellicceria. La sospensione resterà vigente solo se sarà definitivamente accolta.
La motivazione dell'accoglimento di questa richiesta di sospensione è dovuta al fatto che i giudici dovranno valutare le argomentazioni dei ricorrenti anche alla luce delle recenti disposizioni della Commissione Europea circa le modalità di applicazione del bando.

Chi pratica la caccia alle foche ha sempre cercato di giustificarla all'opinione pubblica mondiale come attività tradizionale condotta a fini di sussistenza, un'attività che è stata una parte della cultura Inuit per migliaia di anni.
Come sappiamo le vittime di questa pratica sono prevalentemente cuccioli, sia perché ancora incapaci di nuotare e quindi di sottrarsi dai colpi inferti dai loro aguzzini, sia perché ricoperti di un manto “commercialmente” interessante. Il 97% delle foche uccise negli ultimi anni, hanno meno di 3 mesi di vita.
Speriamo ardentemente che questa sospensione non abbia seguito. Vi terremo informati e per ora è tutto
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