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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

Tutti gli argomenti già trattati

10.3.2010

Marzo: il mese della prevenzione

Oggi qui al Magazine degli animali vi voglio ricordare la stagione della prevenzione 2010, un appuntamento importante che anche quest'anno merita di essere sottolineato.
Si tratta di una visita gratuita al vostro cane o gatto presso uno dei veterinari aderenti all'iniziativa, ma ci spiega il tutto il dottor Emanuele Minetti, medico veterinario a Milano e vice presidente dell'ANMVI.
"E' iniziata il 1 marzo la quinta Stagione della Prevenzione promossa dall'Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani, una campagna di sensibilizzazione alla prevenzione delle malattie nei cani e nei gatti.
Sono circa tremila gli ambulatori veterinari che quest'anno aprono le porte a voi ed ai vostri animali in tutta Italia fino al 31 di questo mese.
Potrete quindi accompagnare il vostro animale per una visita gratuita presso i Medici Veterinari individuando quello territorialmente più vicino: basta collegarsi al sito www.stagionedellaprevenzione.it. oppure chiamare il numero verde 800.189.612.
Una volta trovato il veterinario dovete telefonare e prendere appuntamento chiedendo anche di spiegarvi bene in cosa consista l'iniziativa, e cosa vi si offre, per evitare incomprensioni sempre possibili.
La campagna è patrocinata dal Ministero della Salute e dalla Federazione Nazionale Ordini Veterinari (FNOVI) mentre i veterinari offrono a titolo totalmente gratuito, senza rimborso alcuno, le loro prestazioni.
Ripeto come fare per approfittare di questa formidabile occasione: collegarsi al sito www.stagionedellaprevenzione.it per individuare il medico veterinario di vostro gradimento territorialmente più vicino fra quelli aderenti oppure chiamare il numero verde (attivo dal 1 marzo): 800.189.612."
Dal 1 al 31 marzo quindi visita di controllo gratuita al vostro amico. Se volete leggere questo magazine www.prontofido.net. Ed è tutto per oggi

10.3.2010

Antibiotici insieme alla carne

Sapevate che ogni anno un consumatore medio di carne ingerisce a sua insaputa quasi 9 grammi di antibiotici, equivalenti a un poker di terapie? E' il risultato di un nuovo dossier della Lav che porta alla luce i rischi sanitari ancora poco conosciuti dai carnivori. L'ingestione continuata di questi medicinali, può provocare alla lunga disturbi intestinali cronici e può rendere i trattamenti antibiotici inefficaci quando veramente servono.
Il dossier è stato pubblicato dalla Lav in concomitanza con l'uscita del romanzo-inchiesta “Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?” dove si descrive con realismo il sistema degli allevamenti intensivi, mettendone in discussione la necessità e in evidenza le sofferenze inflitte agli animali.
Le condizioni di vita negli allevamenti industriali sono responsabili del debole stato di salute degli animali. Senza i farmaci, quindi, non sarebbe possibile far funzionare alcun allevamento intensivo. Pensate che per produrre 1 chilo di carne sono impiegati mediamente 100 mg di antibiotici. I farmaci rimangono spesso nei tessuti degli animali e arrivano nel piatto. Il maggior fattore di rischio è rappresentato dal consumo di carne macinata di manzo cruda o poco cotta, ma ne è stata dimostrata la presenza anche in carni di pollo, agnello e maiale.
Secondo la Fao entro il 2050 i consumi mondiali di carne raddoppieranno. “Raddoppiare questi numeri significa portare al collasso la Terra sotto il profilo ecologico, sanitario ed economico. I cittadini pagheranno sempre di più con la loro salute un metodo di produzione animale altamente rischioso. E' indispensabile riconvertire il sistema alimentare attuale verso un sistema ‘sostenibile' iniziando dal non considerare più gli animali come cibo indispensabile perché così non è: proteine, carboidrati, vitamine, sali minerali e grassi sono ampiamente disponibili nel mondo vegetale.”

9.3.2010

Un oscar ai delfini

Ci sono altri vincitori eccellenti che escono dalla notte degli Oscar 2010: i delfini della baja di Taiji, protagonisti del film «The Cove» Questa pellicola, che documenta la mattanza che avviene annualmente in Giappone e che è stata realizzata grazie a riprese «rubate» dopo giorni di appostamenti e con l'utilizzo di videocamere nascoste, è stata premiata come miglior documentario. Una scelta, quella dell'Academy, che riconosce l'abilità dei registi nel recuperare immagini impossibili e così facendo riaccende i riflettori su un tema più volte dibattuto nel mondo. Le reazioni non si sono fatte attendere dal Giappone il sindaco di Taiji, ha subito fatto sapere che dal punto di vista delle autorità locali «dare la caccia ai delfini non è un atto illegale».
La caccia con modalità di mattanza nelle acque di Taiji, avviene da secoli. «La caccia - precisa il sindaco - è autorizzata dalla prefettura nel rispetto della legge sulla pesca. Ci dispiace che il film rappresenti cose false e scientificamente infondate come se fossero vere».
Per l'ultima stagione era stato consentito il prelievo di circa 2.800 esemplari, tra delfini e cetacei: i migliori sarebbero stati rivenduti ai parchi di divertimento nel mondo, gli altri avrebbero preso la via della distribuzione alimentare. Il delfino, così come la balena, sono regolarmente consumati in Giappone. E fino a non troppi decenni fa anche i Paesi del Mediterraneo, tra cui l'Italia, non consideravano sbagliato il consumo di carni di delfino.
Nei giorni scorsi è stato presentato un libro dedicato al film. L'autore, Hans Peter Roth, ha deciso di presentarlo proprio a Taiji, cercando un confronto con la popolazione locale. Non ha però avuto un grande successo. «Mi sarebbe piaciuto poter parlare con loro, ma si sono rifiutati - ha raccontato -. Eppure si potrebbe pensare ad una soluzione che aiuti l'economia locale e al tempo stesso salvaguardi i delfini: trasformare la baja in un santuario per la conservazione della specie, che porterebbe in quest'area turisti provenienti da tutto il mondo». Una proposta, la sua, che al momento a Taiji non raccoglie consensi.

8.3.2010

Lambro: strage di uccelli

Oggi qui al Magazine cerchiamo di fare un primo bilancio sulla strage di uccelli e sull'impatto ecologico del disastro dopo lo sversamento di migliaia di metri cubi di olio inquinante nel Lambro: i germani reali e i cormorani del bacino muoiono, anche se la Protezione civile rassicura: «I livelli di idrocarburi nel fiume lombardo e poi nel Po non hanno mai superato la soglia consentita». «E' stata una fortuna - raccontano i volontari al Centro recupero animali selvatici dell'Oasi Wwf di Vanzago - che lo sversamento sia avvenuto in inverno. Fosse successo fra un mese sarebbero morti ancora più animali, in primavera c'è infatti il risveglio, dopo il letargo. E' al Centro del Wwf che sono stati portati i germani reali colpiti dalla marea nera, in una settimana ne sono arrivati una decina ancora vivi ma la metà non ce l'ha fatta.
Comunque guardando al futuro ciò che succederà dipende dalla composizione del liquido finito nei fiumi, che deve ancora essere determinata con esattezza, e dalla quantità della stesso, 5000-7000 metri cubi, ma in un primo momento si era parlato di 15mila metri cubi.
E intanto i germani reali e i cormorani muoiono. L'impatto a lungo termine è tutto da valutare.
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