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Il magazine degli animali

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22.1.2010

Labrador con fobie

Oggi rispondiamo a Eleana che ci scrive perché ha problemi con il suo labrador di 7 anni. Da sempre ha alcune fobie che ultimamente sono aumentate. Tra queste: scendere le scale, salire sulla macchina, camminare su superfici diverse etc.. etc.. Risponde Daniela Lisi, educatrice cinofila.
"Cara Eleana, il mio primo consiglio è di sicuro quello di contattare un comportamentalista. Non abbiamo parlato spesso di questa figura ma in realtà è molto importante perché aiuta a risolvere problemi ai quali l'educatore cinofilo non può porre rimedio e la fobia è assolutamente una di queste. Il fatto che il tuo cane, all'età di 7 anni, abbia ancora paura di compiere azioni all'ordine del giorno, non è decisamente normale.. e quanto ti hanno detto: ovvero che il cane è pauroso perché ha un buon carattere... non è l'interpretazione giusta. Come sempre consiglio di non fermarsi mai al primo parere dell'esperto...
Un cane normale non deve avere fobie. Può essere spaventato qualche volta ma, non fare le scale, non salire sulla macchina etc.. sono azioni che il cane non dovrebbe temere di compiere a meno che dietro a queste non ci siano dei traumi particolari.
Il tuo cane ha bisogno di acquisire un pò più di fiducia in se stesso e di fidarsi di te.. questo lo porterà a non temere di affrontare le diverse situazioni.
A questo proposito vorrei parlarvi di una nuova disciplina chiamata Mobility Dog molto praticata in Svizzera, non agonistica e non competitiva, che consiste nell' esecuzione di 15 prove ad ostacoli simili, ma non uguali, a quelli dell'agility. Le prove non richiedono particolari abilità fisiche o percorsi di addestramento che forzino la natura del cane, si tratta di un'attività studiata appositamente per permettere a qualsiasi cane - indipendentemente dall' età, dalla razza e da precedenti percorsi di addestramento - di lavorare con il proprio conduttore raffinando la comunicazione e l'equilibrio del rapporto e a far si che il cane sia più sicuro di sé.
Tornando a te Eleana se hai bisogno del nome di un buon comportamentalista scrivimi pure a prontofido@prontofido.net per avere invece maggiori informazioni sulla Mobility Dog potete andare su www.mobilitydog.it".

21.1.2010

Basta carne di cavallo a tavola?

Molto presto la carne di cavallo potrebbe essere bandita dalle tavole italiane. Sull'argomento c'è già una proposta di legge: nelle norme volute dalla sottosegretaria alla Salute, Francesca Martini, si prevede che i quadrupedi siano, sostanzialmente, equiparati a cani e gatti. La legge, che avrebbe un carattere bipartisan, rischia però di scontrarsi con chi considera la carne di cavallo una prelibatezza.
Si procederà per gradi, fissando una serie di paletti legislativi per arrivare all'obiettivo finale. Il giro d'affari in Italia è piuttosto ridotto, tranne nelle zone dove per tradizione la carne di cavallo la fa da tempo da padrona.
Il consumo di carne di cavallo è concentrato in alcune regioni: la Puglia consuma il 32% del totale nazionale, la Lombardia il 14,3%, il Piemonte il 10,8%, l'Emilia Romagna il 9,2%; il Veneto il 7,6%, il Lazio il 5,5%; tale consumo risulta in diminuzione (la media procapite è di quasi 1 kg), segno di una evoluzione culturale probabilmente legata ad una sempre più sentita identificazione del cavallo come animale "da compagnia".
I controlli di polizia hanno costantemente rivelato la sofferenza e la crudeltà del commercio di cavalli vivi destinati al macello, dal momento che la normativa comunitaria che prevede che i cavalli viaggino in box singoli e possano riposare, nonché avere cibo e acqua sufficienti, viene regolarmente ignorata. Seguendo l'impegno del Piano quinquennale sul benessere animale, l'UE entro quest'anno proporrà nuove e più restringenti norme per ridurre i tempi di viaggio e le densità di carico degli animali vivi destinati al macello. Adesso si spera che questi viaggi della sofferenza finiscano presto, almeno in Italia.

20.1.2010

Ho adottato un secondo gatto: aiuto!

Oggi per lo spazio del veterinario rispondiamo a Veronica che ci ha scritto una lunghissima mail da Amsterdam che vedrò di sintetrizzare:
Ho una gattona di 4 anni di nome Joint e' la mia vita, l'ho presa quando aveva 4 settimane perche' la madre non la voleva piu', e dall'ora io e lei siamo legatissime. Sono una webdesigner e ho la possibilita' di lavorare da casa, per cui io e lei passiamo tanto tempo insieme, pero' l'ho osservata per un lungo periodo, e ho avuto la sensazione che le mancasse qualcosa, e allora dopo mesi e mesi di ponderamento, sono andata alla banca dei gatti (gattile) che c'è qui ad Amsterdam e ho preso un micio, Romeo quasi 10 mesi circa che ha un carattere meraviglioso, dolcissimo, docile, tranquillissimo,
Ma comunque arrivo al dunque..
Joint adesso e' mogia mogia, triste, da ieri non mangia piu'; ieri mattina (giovedi) ha fatto il primo pasto al mattino non finendolo.. e poi non ha piu' toccato cibo, nemmeno il prosciuttino che tanto le piace, nulla..
Mi sento veramente male, pensavo di farle un bel regalo un nuovo amico.. invece lei sta male, ma forse sara' solo il momento e poi le passera'.. ?
Cosa faccio? qualche consiglio mi aiuterebbe proprio.
Risponde Il dottor Emanuele Minetti medico veterinario a Milano e vice presidente dell'ANMVI Lombardia
"Buongiorno Veronica, era ovvio che sarebbe successo qualcosa in questo senso inserendo in un territorio così marcato e definito, e forse piccolo, un nuovo gatto. Inoltre deve considerare che lei e la sua gatta avete trascorso, in base alle sue parole, 4 anni in totale simbiosi.
Oggi, se vogliamo un poco estremizzare, è più un problema di spazi da gestire, vedrà che arriveranno a sopportarsi bene, ma per far si che riescano ad interagire, quindi instaurino una vera relazione complessa, ci vorrà tempo.
Si deve stabilire la gerarchia fra di loro, ma anche quella con lei, cose quindi complesse, fatte di piccoli passi avanti ed anche di passi indietro.
Le cose se le gestiranno molto loro, io le consiglio intanto un arricchimento ambientale per favorirne il gioco e l'attività fisica.
Inoltre può applicare il diffusore di feromoni appaganti in casa, vedere come e quanto serve nelle prime 4 settimane, quindi se funziona acquistare anche la ricarica per almeno un altro mese.
Metta loro a disposizione anche 2 lettiere, non ne lasci solo una per tutti e due.
Mi tenga informato."
Per fare una domanda al dottor Minetti scrivete a www.prontofido.net alla pagina del veterinario.






19.1.2010

Gli angeli a quattro zampe ad haiti

Nelle loro gabbie hanno attraversato mari e oceani. E adesso aspettano solo un cenno per entrare in azione, segnalando ai loro conduttori la presenza di persone ancora in vita sotto i palazzi crollati di Haiti. Li abbiamo già visti in azione in Abruzzo, dopo il sisma dell'aprile scorso. Ma gli “angeli a quattro zampe” faranno la stessa cosa anche tra le rovine dell'area di Port-au-Prince completamente devastata dal terremoto di martedì
Squadre cinofile infatti sono partite dalla Spagna, dalla Francia, dal Messico, dagli Usa. Persino dalla Cina e da Taiwan. Il contributo fornito dai cani è irrinunciabile. Il loro fiuto è eccezionale, la loro capacità di infilarsi in fessure e anfratti quando a poche ore da un evento come un terremoto per l'uomo è impossibile farsi largo tra i cumuli di macerie, può fare la differenza tra la vita e la morte. Fondamentale, insomma, vincere il fattore tempo. E concentrare gli sforzi e le operazioni di scavo laddove c'è certezza di trovare qualcuno. E dove agire, sono proprio loro, i cani, a segnalarlo.
I cani utilizzati in queste situazioni possono essere di varie razze e gli esemplari più idonei vengono di solito selezionati già negli allevamenti. Vengono assegnati da cuccioli ad un conduttore e dal momento del loro primo incontro, i due iniziano a fare "coppia fissa". Il cane inizia a vivere con il conduttore, va a casa con lui e tra i due si crea una stretta simbiosi ed è la cosa più importante stabilire un legame molto forte tra l'uomo e l'animale». Perché per il quattrozampe la ricerca dei dispersi è sì la prosecuzione di un gioco imparato durante l'addestramento, ma quando il cane è diventato operativo, in un certo senso capisce anche di operare per conto dell'uomo. Di qui l'esigenza di una forte identificazione dell'animale con il proprio conduttore.
L'addestramento prevede diverse fasi: dalla socializzazione all'obbedienza, fino all'apprendimento delle tecniche operative. Il primo addestramento dura alcuni mesi, ma poi ogni anno vengono eseguiti diversi test di operatività.
E allora buon lavoro anche ad Haiti “angeli a quattro zampe”.
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