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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

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27.11.2009

Quando e' sola fa la pipi'

Oggi rispondiamo ad un'ascoltatrice che ci scrive perché ha un problema con la sua cagnolona: spesso quando esce anche solo per andare a fare la spesa trova al suo ritorno la pipì in casa...
Risponde Daniela Lisi educatrice cinofila
"Dalla tua mail mi viene da pensare che il tuo cane soffra un pò di ansia da separazione.. non credo sia in forma grave perché altrimenti avresti altri atteggiamenti oltre alla pipì, come distruggere, abbaiare, defecare etc.. etc.. Ti do alcuni consigli che credo possano aiutare il cane a vivere meglio la tua assenza:
- cerca di associare sempre qualcosa di positivo all'uscita di casa... e come ti domanderai? Inizia semplicemente dando un buon premio al cane ogni volta che esci.. dev'essere qualcosa di veramente buono che riceverà solo ed esclusivamente in quel momento;
- riabitua il cane alla tua assenza con delle uscite brevi: esci 10 minuti e rientri, poi 15 minuti e così via...;
- quando rientri in casa e trovi la pipì, mi raccomando, non sgridarla! ma pulisci senza farti vedere, utilizzando acqua e bicarbonato che tolgono completamente l'odore delle urine;
Mi scrivi anche che, non appena rientri, il cane si alza dalla sua cuccia e scappa a fare pipì... Questo potrebbe essere un segnale di ansia.. perché molto probabilmente quando torni e trovi sorprese la sgridi.. di conseguenza ogni volta che il cane ti vede e sa di averla fatta non riesce a trattenere l'ansia e la rifà...
Quindi cerca di non arrabbiarti con lei e al tuo rientro falle un pò di feste cercando di non dare peso a quello che ha fatto..
Come ultimo consiglio compra un bel kong! Quando esci per un lungo periodo glielo lasci pieno di cibo.. sottiletta etc... e vediamo un pò che succede!
Se il problema persiste contatta un educatore cinofilo che potendo vedere la situazione e tutti gli atteggiamenti del tuo cane di sicuro ti consigliarà al meglio.
Tienimi aggiornata!!"

26.11.2009

28 novembre: no alle pellicce

Nei giorni 27 e 28 novembre si terranno in tutto il mondo delle manifestazioni contro le pellicce, organizzate dalle associazioni facenti parte dell'International Anti - Fur Coalition (Coalizione internazionale contro le pellicce) di cui anche l'OIPA fa parte.
Per l'occasione l'OIPA organizzerà un sit - in Sabato 28 novembre dalle 10.30 alle 12.30 in Corso Vittorio Emanuele (angolo Largo Corsia dei Servi) a Milano. Noi del magazine degli animali sposiamo in pieno la causa ma vogliamo saperne di più dal dr. Comparotto presidente dell'OIPA. Buongiorno dr. Comparotto
"Alcuni volontari dell'OIPA si travestiranno con costumi e maschere inscenando lo scuoiamento a cui sono sottoposti i milioni di animali che ogni hanno vengono crudelmente uccisi in nome della vanità.
Gabbie troppo piccole, freddo, condizioni igienico sanitarie inesistenti, stress da detenzione, paura, violenza, sofferenza: sono questi i principali elementi che caratterizzano la vita di milioni di animali, come volpi, ermellini, visoni, cincillà, conigli e tanti altri animali, allevati e fatti riprodurre con il solo scopo di ricavarne pellicce. Vittime sacrificali che hanno la sola colpa di avere un pelo folto, lucente e purtroppo ricercato dall'industria della moda. Perché sono proprio gli stilisti il principale motore di questo continuo e assurdo massacro.
Coloro che “dettano legge” in quanto a eleganza, stile e tendenza hanno decretato che “la pelliccia fa couture”, agevolandone di fatto il ritorno dopo un lungo periodo di crisi del settore.
Negli ultimi anni la pelliccia aveva infatti perso quel fascino che la contraddistingueva in termini di status symbol, fenomeno dovuto in gran parte al lavoro svolto dalle associazioni animaliste che hanno mostrato cosa effettivamente si nasconde dietro certi capi tanto desiderati da molte donne.
Questa presa di coscienza aveva causato la progressiva diminuzione della presenza su passerelle e strade della pelliccia, sotto forma di cappotti, giacconi e quant'altro, portando di conseguenza alla chiusura di molti allevamenti che, ad esempio, in America sono passati da 800 a circa la metà in dieci anni, mentre in Finlandia sono scesi dai 2.200 del '95 ai 1500 circa di oggi. Nel nostro Paese il numero di aziende complessivamente impiegate nel settore della pellicceria, allevamenti, case d'asta, conciatori, grossisti, si è ridotto notevolmente, passando da oltre 6.000 unità nel 1991 a 3.752 nel 2002 anche se il dato più sorprendente è la progressiva e netta diminuzione degli allevamenti nel corso degli anni: dai 170 nel 1988 a 63 nel 1999 ai soli 50 nel 2002. L'OIPA aveva lanciato una petizione per l'abolizione degli allevamenti di animali da pelliccia affinché anche l'Italia segua l'esempio di molti paesi Europei, dove è proibito l'allevamento di qualsiasi specie di animale da pelliccia. – dichiara Massimo Comparotto, Presidente dell'OIPA Italia - A breve verranno consegnate le oltre 60.000 firme (on line e cartacee), in appoggio ad un disegno di legge del Parlamento proposto con l'ausilio dell'OIPA.
Alla manifestazione hanno aderito anche i City Angels, da molti anni al fianco delle battaglie dell'OIPA contro le pellicce:
"Chi, come i City Angels, si impegna quotidianamente per aiutare i più deboli, come i senzatetto, gli emarginati e le vittime della criminalità, non può che battersi anche contro la silenziosa e inutile strage che ha per vittime i più deboli di tutti: gli animali massacrati per vanità, per farne pellicce. – dichiara Mario Furlan, Presidente dei City Angels – Inoltre le pellicce sono uno schiaffo alla miseria, e una volgare esibizione di lusso, in un periodo di crisi e di ristrettezze economiche per tanti".

25.11.2009

Basta sofferenza per le aragoste

Quando al ristorante si ordina un'aragosta tutti sappiamo che il crostaceo verrà immerso ancora vivo in una pentola di acqua bollente e i suoi lamenti mentre muore sono strazianti e possono durare anche diversi minuti. Questo supplizio sembra destinato a terminare grazie ad un imprenditore inglese, che ha inventato un dispositivo “più umano” per uccidere quasi istantaneamente aragoste, gamberi e scampi e avere, oltretutto, un gusto migliore.
Si tratta del “CrustaStun” una specie di scatola in acciaio inossidabile, dalle dimensioni di un forno a microonde e contenente una spugna bagnata e un elettrodo. Quando il crostaceo viene posizionato all'interno e si chiude il coperchio, l'elettrodo porta la corrente che stordisce l'animale e lo uccide praticamente senza dolore. Secondo il suo inventore il dispositivo può ridurre all'incoscienza un crostaceo di grosse dimensioni in meno di 3 secondi e ucciderlo in 5-10 secondi: un tempo decisamente più ridotto rispetto ai 4-5 minuti che impiega un granchio per morire bollito
Il “CrustaStun” ha già incontrato il favore della Peta e pare che dall'Unione Europea presto arriverà una direttiva che ne raccomandi l'utilizzo nei ristoranti. E anche se il prezzo del dispositivo (quasi 2.800 euro per il modello base e 66.500 per la versione più grande) potrebbe rappresentare un ostacolo ci sono già una sessantina gli ordini pronti ad essere evasi.
E nel frattempo non ci resta che continuare a non mangiare aragoste almeno finchè non arriva il Crustastun.

24.11.2009

Il foie gras e' una malattia, non una prelibatezza

"Il foie gras è una malattia, non una prelibatezza". Parola di Bond, James Bond. A pronunciare la drastica sentenza sul patè più amato dai francesi, che noi del Magazine degli animali abbiamo trattato più volte, è stato Sir Roger Moore, in un videoappello a non acquistare fegato d'oca nei negozi e a non ordinarlo nei ristoranti. Moore, che è anche ambasciatore dell'Unicef, ha deciso di prestare la propria immagine all'associazione Peta facendosi promotore della campagna contro un prodotto alimentare che esiste solo in quanto risultato finale di una malattia indotta forzatamente nelle oche e nelle anatre.
Ricordiamoci che Il foie gras, letteralmente fegato grasso, viene ottenuto inducendo nelle oche o nelle anatre la steatosi epatica, un fenomeno dovuto all'ingrossamento abnorme che registra il fegato a seguito dell'ingestione di grosse quantità di mais e altri mangimi. Un risultato che viene ottenuto infilando nel becco e nel collo degli animali un lungo tubo di metallo attraverso cui viene fatto passare il cibo compresso senza che il povero volatile abbia la possibilità di opporvisi. La produzione di foie gras è illegale in molti paesi, in quasi tutti quelli dell'Ue, anche se in Francia e in Belgio, il foie gras è considerato uno dei fiori all'occhiello della cucina regionale. In Italia la produzione è illegale dal marzo 2007.
Sir Roger Moore ha iniziato nel 2006 a prendere posizione contro il foie gras. E la sua campagna ha registrato un grosso successo: la catena Selfridges ha deciso che avrebbe eliminato il foie gras dai propri magazzini. Moore aveva anche scritto a tutti i membri del parlamento britannico, chiedendo loro di impegnarsi attivamente nella battaglia contro la vendita di questo genere di cibo nel Regno Unito ed era intervenuto su diversi media inglesi per sostenere la battaglia per aiutare oche e anatre.
Diamo anche noi un aiuto evitando di consumare patè de foi gras. Au revoir
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