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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

Tutti gli argomenti già trattati

25.5.2009

Flebotomo: un vero killer

Uno dei principali nemici del cane, vero attentatore alla sua salute, è il piccolo flebotomo, un insetto che può provocare la Leshmaniosi. Ma perché è ritenuto tanto pericoloso?
La risposta è semplice: il flebotomo è davvero un pericolo volante, un insetto di piccole dimensioni noto comunemente come Pappatacio, questa sorta di moscerino non è la causa diretta della leishmaniosi, ma una fonte indiretta della malattia stessa.
Il flebotomo, infatti può infettarsi di leishmania dopo aver punto un animale malato e, di conseguenza, infettarne un altro fungendo da veicolo di trasmissione.
Le zone di influenza di questa patologia sono in aumento visto che una volta si concentravano principalmente lungo le coste, ma comunque la terapia è davvero complessa e delicata.
Purtroppo non esiste una profilassi per proteggere il cane dalla puntura del flebotomo, l'unico intervento possibile è ricorrere a specifici prodotti repellenti.
Morale: chiedere consiglio al proprio veterinario.

22.5.2009

Non rincorrere mai il tuo cane

Oggi rispondiamo a Simone che ci scrive raccontandoci che giorni fa al parco la sua cagnolina è scappata e mentre lui le correva incontro chiamandola lei non si è fermata... perché? Risponde Daniela Lisi:
Caro Simone, nella tua domanda trovi anche la risposta....
Quando richiamiamo il nostro cane è sempre bene non corrergli dietro. Analizziamo la situazione:
il tuo cane sta andando, tu lo chiami, il cane si gira ed intanto che gli dici di venire verso di te, tu vai verso di lui... cosa dovrebbe capire il tuo cane? Che la direzione che ha preso è corretta e poiché stai andando dalla sua stessa parte di sicuro è quella giusta! Quindi più tu gli andrai incontro e più il cane penserà di poter andare avanti.
Quando richiamiamo il nostro cane quello che dobbiamo fare è stare fermi. Se vediamo che fa fatica a venirci incontro proviamo a chinarci ed invogliarlo a tornare verso di noi con voce giocosa, se non torna proviamo a correre dalla parte opposta rivolgendo il corpo verso il cane come se stessimo giocando con lui, o ancora giriamogli le spalle e andiamo dalla parte opposta.
Ovvio che se in tutti e tre i casi il cane non torna da noi abbiamo un problemino di richiamo... Quindi come spesso consiglio, la cosa migliore da fare è seguire un corso di educazione di base.

21.5.2009

Susi l'elefantessa rimasta sola

Susi non vede molti «compaesani» attorno a sé. Da quando è morta la sua amica Alice, un anno fa e dopo 6 di coabitazione, lei è diventata famosa come l'elefantessa triste di Barcellona. Nata libera, 36 anni fa, in Africa, Susi ha preso nel cuore dei visitatori il posto che occupava “Fiocchetto di neve”, il gorilla albino morto nel 2003, quasi quarantenne. L'orgoglio della celebrità e tante attenzioni non le bastano a riempire il vuoto lasciato da Alice, né a spegnere la sua atavica nostalgia per le praterie africane, né a farle ritrovare la gioia di vivere. Susi, l'elefantessa triste, si sta lasciando andare. Disperati, i suoi protettori si sono rivolti a Corte, hanno scritto una lettera alla regina, illustrandole le infelici condizioni di Susi e chiedendole di intervenire per cercare di salvarla dalla depressione e da una probabile fine prematura. Anche se i responsabili dello zoo assicurano che le condizioni dell'elefantessa sono buone, se non addirittura ottime, perfino i bambini si accorgono che lo sguardo di Susi è rassegnato e avvilito. Cercano di rincuorarla offrendole ghiottonerie assolutamente controindicate per la sua dieta vegetariana, ma che lei accetta e ingurgita, quasi per istinto di autodistruzione: salsicce, patatine fritte, pop corn, fette di salame. Se i sorveglianti non fanno attenzione, la proboscide bulimica agguanta anche sacchetti di plastica abbandonati. È lo stress, assicurano i difensori degli animali ai quali non è sfuggito quel suo andirivieni nel recinto, meccanico e ossessivo: mille metri quadrati sono un decimo dello spazio vitale minimo necessario a un pachiderma.
La regina Sofia è un'amante degli animali, non condivide la passione del re per le corride né per la caccia. Ha letto la petizione, ascoltato le istanze e si è mobilitata, peruna casa più ampia, un po' di compagnia per garantirle la migliore vecchiaia possibile. L'ideale sarebbe di trasferirla in una riserva, in Spagna o all'estero, dove possa ritrovare orizzonti simili a quelli della sua terra natale, e altri pachidermi con i quali pascolare serenamente. Non sarà facile, ma in Spagna ogni desiderio della regina è ancora (quasi) un ordine.

20.5.2009

Coccole e ancora coccole

Coccole, coccole e ancora coccole. Se non si fosse capito oggi al Magazine degli animali parliamo di coccole trattate da una ricerca che certifica su basi scientifiche il nostro amore per i cani e i gatti.
Un team di biologi giapponesi ha infatti scoperto che coccolare, accarezzare o anche solo stabilire un contatto visivo con un animale domestico, fa aumentare nei padroni i livelli di un ormone chiamato ossitocina.
Questo ormone è legato strettamente alle emozioni dell'amore, dell'amicizia e soprattutto dell'affetto genitoriale. Sulla base di questa recente scoperta giapponese, i nostri animali farebbero provare le stesse piacevoli sensazioni dei bambini in culla. Lo studio condotto dagli esperti della Azuba University si è basata sulla seguente intuizione: può l'ossitocina essere amplificato anche da un contatto sociale tra specie differenti? I due scienziati hanno avviato lo studio dopo aver notato che a seguito di coccole e giochi con i loro cani, l'umore cambiava.
Questa ricerca si è basata su una sessione di analisi in laboratorio nella quale un gruppo di padroni ha fornito un campione di urina prima e dopo aver giocano per un'ora e mezzo con i loro cani, mentre un altro gruppo ha fornito campioni senza aver interagito con i loro amici animali.
Il risultato è stato molto interessante: l'interazione con cani e gatti produce un incremento di circa il 20% di ossitocina.
Morale: cani e gatti stimolano emozioni simili a quelle dei figli.
E allora coccole, coccole e ancora coccole.
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