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Il magazine degli animali

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17.3.2009

Sterilizzazione si o no?

Siamo quasi in primavera ed arriva il momento del "calore" per le femmine a quattro zampe. E torna il quesito: sterilizzazione sì o sterilizzazione no? Lo chiediamo a Emanuele Minetti medico veterinario in Milano e Vice Presidente dell'ANMVI:
"Il problema delle sterilizzazioni di cani e gatti resta sempre di grande attualità nonostante sia stato affrontato e dibattuto molte volte, anche in questa sede.
La scelta va affrontata seriamente e su diversi piani che devono riguardare sia l'aspetto sociale della lotta al randagismo sia l'aspetto medico sul singolo animale.
Noi ci occupiamo qui oggi del singolo animale di proprietà.
Per il gatto usualmente l'animale di proprietà che vive in casa viene sterilizzato in età precoce, fra i sei ed i dodici mesi di vita, perché i suoi comportamenti creano disagi anche consistenti a tutti i componenti della famiglia. Inoltre più facilmente il gatto non avendo estri ciclicamente ben determinati e distanziati nel tempo viene visto come "sofferente" dai proprietari in tale fase.
La castrazione e l'ovariectomia sono poi visti dai proprietari nel gatto come interventi poco invasivi e già messi in preventivo all'atto dell'entrata in famiglia dell'animale.
Nel cane la cosa è differente, ed in realtà i vantaggi sono più difficilmente evidenziabili al proprietario, vuoi per un diverso livello di empatia vuoi per reali diversità di specie e di gestione degli interventi chirurgici. La sterilizzazione nelle femmine si sa che diminuisce la possibilità di neoplasie alla ghiandola mammaria, le patologie di tutto l'apparato genitale, le gravidanze indesiderate, i periodi di fastidio e/o quarantena sociale. Di contro viene dai proprietari evidenziato il problema dell'aumento di peso, dei rischi anestesiologici e chirurgici, la difficoltà di gestione del post intervento, la paura di menomazioni e/o cambi di carattere. Nel maschio i vantaggi sono ritenuti ancora meno importanti e gli svantaggi - anche per retaggio culturale - quasi insormontabili pur essendo macroscopicamente evidenti da un punto di vista medico.
Il modo migliore per togliersi ogni dubbio è comunque quello di affrontare il problema con il proprio veterinario che, in quanto tale, gode della vostra fiducia: ogni decisione medica infatti, pur rispondendo anche a generalizzazioni a priori, va inevitabilmente spostata sul singolo animale. Le razze, l'ambiente di vita, le condizioni di salute, le abitudini sociali, ogni cosa serve a determinare con calma e "verità" sul vostro animale - non su quello di altri, parenti o amici o conoscenti che siano - i pro ed i contro di una decisione e riuscire a definire il rapporto costi/benefici in modo serio e professionale ma sopèrattutto chiaro.
Anche in questo caso la medicina deve essere un vero "abito su misura" per l'animale e serve che la collaborazione fra proprietario e veterinario sia alta: i risultati per gli anni a venire saranno di sicuro valore.
Ricordiamoci quindi che è la prevenzione il nostro obiettivo principale: in questo mese di marzo poi l'ANMVI ha promosso proprio la stagione della prevenzione e l'occasione può essere davvero unica."


16.3.2009

Cavalli paleolitici

Oggi si parla di cavalli, cavalli paleolitici.
Sapevate che i primi cavalli vennero addomesticati dall'uomo 5.500 anni fa, cioè 1.000 anni prima di quanto finora si pensava? E' il risultato di uno studio di un gruppo di archeologi e scienziati dell'Università di Exeter in Gran Bretagna e di Bristol, che su Scienze ricostruiscono le origini dei cavalli risalendo alla cultura Botai, in Kazakistan.
Già nel quarto millennio avanti Cristo le steppe dell'Asia centrale erano già popolate da numerosi cavalli allo stato brado, e proprio da questi animali selvatici abbiamo ereditato purosangue e puledrini.
Fino ad oggi l'origine del cavallo domestico era stata attribuita alla data della diffusione delle lingue indoeuropee nell'età del bronzo.
Gli archeologi hanno studiato resti di ossa di cavalli risalenti ad un arco di tempo compreso tra 5.100 e 5.700 anni fa ed hanno così riscontrato che queste somigliavano molto di più al cavallo domestico dell'Età del Bronzo che non al cavallo selvatico del Paleolitico.
In un altro esperimento gli archeologi hanno provato la presenza di tracce di latte di giumenta nel vasellame delle tribù del Kazakistan. Insomma è provato: i cavalli furono addomesticati prima del previsto e solo successivamente arrivò in Europa l'arte di addomesticare i cavalli.

13.3.2009

Help: il mio labrador ulula

Oggi rispondiamo a Patrizia che ci scrive perché da qualche notte il suo labrador maschio di 3 anni ha iniziato ad ululare. Patrizia ci chiede se i cani maschi vanno in calore e se c'è la possibilità che il suo cane sia innamorato...
Daniela Lisi educatrice cinofila: "Cara patrizia, la prima risposta è no: i cani maschi non vanno in calore al contrario sono sempre propensi all'accoppiamento nel caso dovessero trovare una cagna in estro.
Fondamentalmente il cane ulula per manifestare un disagio, momentaneo o ricorrente. Sappiamo che i cani comunicano sostanzialmente in due forme: con il corpo, attraverso le posture e i segni di pacificazione, oppure localmente, attraverso l'abbaio, il guaito e l'ululato. L'abbaio solitamente è interpretato come la volontà del cane di comunicare con chi gli sta intorno, l'ululato invece è va considerato come un lamento, un bisogno di qualcosa o di qualcuno. In natura infatti, l'ululato udito a grandi distanze, viene adottato dai lupi per riunire il branco; lo scopo è di evitare di rimanere soli e spesso è utilizzato come richiamo d'amore.
A mio parere visto che il tuo cane ulula solo da qualche giorno c'è la possibilità che nella tua zona sia presente una cagna in calore.
Il consiglio è comunque di consultare un educatore cinofilo perché le motivazione per cui un cane ulula sono svariate, vedendo il cane potrete individuare quella giusta ed intervenire."

12.3.2009

La lacoste difende i coccodrilli

Non è la prima volta che la Lacoste si impegna per la tutela del proprio marchio, solo che questa volta non intende difendere il coccodrillino di stoffa più imitato del mondo, ma si impegna a proteggere l'animale vero dalla minaccia d'estinzione.
La Lacoste è infatti il primo grande marchio internazionale ad aderire alla campagna “Save you Logo” lanciata ad ottobre 2008 dalla Global Enviroment Facility, una campagna che chiede alle multinazionali di aiutare l'animale scelto come icona dei propri prodotti.
Attesi al varco ci sono anche marchi di auto che hanno scelto come animale il puma, il giaguaro o ancora il leone. Chi accetterà di aderire all'operazione si impegna a versare in tre anni il contributo di un milione e mezzo di euro, ma ne vale la pena perché la perdita della biodiversità sta raggiungendo livelli alquanto allarmanti. Pensate che nella lista cosiddetta “rossa” degli animali a rischio ci sono almeno un mammifero su quattro, un anfibio su tre e un volatile su otto. Ma non è tutto, se mancheranno investimenti sostanziosi per la tutela dell'ambiente, tra il 15 e il 37 per cento delle specie oggi esistenti potrebbero scomparire entro il 2050.
Ma tornando ai coccodrilli sappiamo che da tempo sono animali protetti, ma nonostante questo la loro pelle resta uno status symbol intramontabile, è incredibile pensare che da un esemplare di 20-30 anni si ricavano solo 120 centimentri di pelle.
Siamo tutti con il marchio Lacoste. E' tutto
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