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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

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25.2.2016

Brutti e a rischio estinzione

Ogni scarrafone è bello a mamma sua. Perché iniziamo così il magazine degli animali? Perché è facile proteggere panda e cuccioli di giaguaro, ma che dire di tutte le specie a rischio i cui membri non sono propriamente attraenti? E' su questo ragionamento che nasce in Inghilterra la Ugly Animal Preservation Society, che si occupa di proteggere le specie orrende rendendole protagoniste di notti di commedia.
«Risollevare il profilo di alcuni dei figli più esteticamente problematici di Madre Natura»: questa la missione dell'associazione la cui idea è quella di produrre film e show in cui scienziati e attori hanno dieci minuti per convincere il pubblico della bellezza della «specie orrenda» minacciata da loro prescelta e sponsorizzata. E così gli animali brutti diventano star.
Qualche esempio di brutti? La scimmia nasica quella con uno sproporzionato naso arancio a forma di proboscide spiattellata, o l'orangotango (sono solo 7000 gli esemplari rimasti in tutto il mondo) e tanti altri ancora.
Comicità a parte, lo sforzo conservazionista è serio. Molti di questi animali «brutti» soffrono davvero di una mancanza d'attenzione e di protezione, e il loro aspetto non è affatto estraneo alla faccenda. Eppure il loro valore potrebbe essere inestimabile, anche per la nostra specie. Un esempio è quello del ratto talpa glabro, o talpa senza pelo. Ebbene, questo animale oramai quasi estinto si è dimostrato resistente al dolore. E al cancro. La ricerca sui tumori ne sta traendo grandi benefici, e improvvisamente questa creatura non appare più così orrenda e indegna di protezione.
Quindi viva i brutti.

24.2.2016

Le stelle aiutano le balene

Vi piace quardare le stelle? Le stelle correranno in aiuto delle balene, per la precisione della balenottera azzurra: 33 metri di lunghezza e 180 tonnellate di fragilità quando si confronta con l'uomo.
Cielo, mare e terra vengono collegati per salvare questi mammiferi marini dalle collisioni con le navi. Ci ha pensato la Nasa con il progetto «Whale watch», letteralmente «osserva la balena», che si traduce in un «cerca dove la balena potrebbe essere». Gli esperti dell'ente spaziale, con l'agenzia federale per le risorse marine, ha dato il via al progetto partendo dai dati sugli esemplari e sui loro spostamenti. I numeri, raccolti nell'arco di 15 anni, riguardano luoghi e ore, profondità dell'oceano e concentrazione di cibo: insomma tutto quel che può far prevedere dove le balene si concentreranno e come si sposteranno. «Certo, il satellite non è in grado di dire dove il kril sarà più abbondante - si legge in un documento della Nasa - ma può dirci dove il krill sarà probabilmente in concentrazione maggiore e, quindi, attirerà le balene».
E intanto.. le stelle stanno a guardare

23.2.2016

10.000 pinguini a rischio

È un'impresa davvero difficile, una lotta contro il tempo per cercare di salvare 10mila pinguini di Adelia, dopo la strage dei 160mila esemplari morti al Polo Sud per cause del tutto naturali.
Il loro dramma ha avuto inizio nel 2010 quando un gigantesco iceberg delle dimensioni di Roma è andato a cozzare contro la loro colonia ostacolando l'accesso al mare, e ai pesci di cui si nutrono. I pinguini sono stati così costretti a percorrere anche 60 km per raggiungere le acque antartiche ricche di pesci e altrettanti per tornare alla colonia e nutrire i loro piccoli. Giorno dopo giorno gli animali hanno iniziato a morire di stenti. Dei 160.000 registrati nel 2011 oggi ne sopravvivono solo 10mila. I ricercatori australiani prevedono che in 20 anni anche questi moriranno a meno che l'iceberg non si frantumi. Un'ipotesi molto remota anche se gli esperti hanno iniziato a rivelare che da circa un anno sono comparse delle crepe nell'iceberg.
E noi facciamo tutti i nostri migliori auguri agli amici pinguini.

22.2.2016

Allergica agli acari

"Ho un bouledogue francese di 1 anno che si è iniziata a grattare forte. Dopo varie prove tra cibo diverso abbiamo fatto il prelievo per allergie ed è risultata allergica ad acari. Le chiedo quale è la percentuale che i figli nascono con lo stesso problema? Se è alta non rischio e la sterilizzo."
Risponde il dottor Emanuele Minetti Medico Veterinario a Milano:
"Buongiorno, non esistono a mia conoscenza sistemi scientificamente certi al 100% che possano rispondere alla domanda sul suo proprio cane per decidere se sterilizzarla o meno.
Però l'Atopia, se di questa si tratta, è una malattia geneticamente trasmissibile ai figli, a predisposizione razziale/familiare, capace d'indurre reazioni allergiche contro sostanze banali presenti nell'ambiente, caratterizzata, nel cane e nel gatto, soprattutto dalla presenza di prurito stagionale (recidivante) od annuale (cronico). Nell'uomo invece l'atopia colpisce prevalentemente l'apparato respiratorio inducendo il raffreddore da fieno e l' asma bronchiale che tutti conosciamo.
Da sottolineare però che non tutti i soggetti atopici/allergici sviluppano una dermatite atopica (è necessaria prima la sensibilizzazione agli allergeni ambientali) e che non tutti i soggetti con prurito sono allergici. Il prurito rappresenta solo un segno clinico, e come tale può essere causato da svariate patologie, sia parassitarie, sia sostenute da virus, batteri, funghi, lieviti, che possono essere causa di prurito, anche molto intenso.
Saluti
Dr Emanuele Minetti

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