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Cani abbandonati a Cosenza

sono molto delusa e amareggiata poichč nella mia cittŕ COSENZA non esiste un centro di raccolta per la sistemazione di questi poveri e sfortunati animali , i comuni e la regione calabria non ha il minimo interesse affinchč venga risolto il problema del randagismo e comunque manca proprio la mentalitŕ. I volontari sono una goccia nel mare . Vorrei sapere a chi rivolgermi per la sistemazione di un piccolo setter italiano , sicuramente abbandonato , che vaga nelle campagne rendesi.

Commenti alla notizia

Scritto da il 27.1.2013 alle 18:16:11

Ciao! Arrivo qui rimbalzando per via dell'aceto e la pmvraiera i link sono cose complesse.Condivido l'esperienza con le noci lavatutto.Le uso da circa un anno. Per le macchie toste (tipo strofinaccio cucina per intenderci) pre-tratto con sapone da bucato di marsiglia. D'altra parte anche con i detersivi chimici o si de0 un aiuto o non c'e8 storia. Altro fattore importante e8 la temperatura, non funzionano in acqua fredda, ma questo e8 scritto sul sacchettino. Risultato: Soddisfatta.Buon eco-lavaggio.

Scritto da il 3.8.2012 alle 04:31:38

Esiste una strana psnounziree ideologico/razionalistica in merito al funzionamento del cervello umano: differentemente da qualunque altro organo sembra che non possa essere irrimediabilmente compromesso da azioni altrui. Invece si sa che per indurre un cervello a perdere la sua funzione precipua, ovvero ragionare, basta assai poco. In sintesi e in chiaro: far diventare matto il proprio marito/moglie o compagno/a non ci vuole poi molto: basta violare tutte le regole base della relazione umana (es.: portargli via ogni affetto, ogni dignite0, ogni espressione positiva di se8, ogni bene con una falsa accusa di violenza), vivere in un contesto culturale che interpreta queste violazioni come giusto atto di liberazione dal male e in un sistema e in una prassi giuridica che impone queste tremende violazioni, di ogni sacrosanto sentire umano, come norma di legge con la forza cogente di carabinieri e polizia. Questa si chiama violenza istituzionalizzata e nella Storia la violenza fattasi istituzione si e8 sempre avuta quando un'ideologia ha preso il sopravvento sulla realte0 ed e8 diventata legge e imposizione di Stato. Quando una ideologia si incarna nell'azione di uno Stato, questo diventa totalitario. Oggi il femminismo e8 l'ideologia che ha istituzionalizzato la violenza, e come sempre quando si istituiscono regimi totalitari, la parola d'ordine con cui si istituzionalizza la violenza e8 sempre uno slogan contro la violenza. Dall' Arbeit macht frei che campeggiava all'ingresso dei campi di streminio nazisti, ai Campi di rieducazione del comunismo, fino alla stupefacente violenza che in nome della Non violenza il regime femdominista sta progressivamente inserendo e attuando in ogni aspetto delle relazioni personali tra femmine e maschi, tra genitori e figli: infiniti sono gli esempi in tsal senso. I padri e i maschi che uccidono e si uccidono, le madri che uccidono ( a milioni!) i propri figli nel proprio ventre, ecc. ecc., ecc., sono figli diretti della violenza istituzionalizzata frutto del femminismo trasforma

Scritto da il 17.3.2012 alle 09:28:56

Io sono ancora pif9 citrnaroo di Rino e di Marchi almito del merito. Esso infatti non e8 solo una mistificazione dietro la quale si tutelano coloro chestanno in alto, ma e8 anche una ideologia che giustifica la diseguaglianza e il potere autoritarioindipendentemente dal fatto che la mobilite0 socialesia fattibile o meno. E' un mito permanentemente diseducativo perche8 spinge gli uomini continuamente a lottare ognuno contro l' altro per ottenere un compenso egoistico, che sia reale o immaginario. Rappresenta percif2 un' imbarbarimento dell' umanite0. Si dovrebbe ricostruire una mentalite0 alternativa che rimetta al centro la cooperazione tra gli uomini per il bene comune. Lavorare e studiare sono attivite0 che devono essere finalizzate a migliorare se stessi e gli altri. Se invece il fine e8 egoistico l' umanite0 puf2 soltanto peggiorare. A questo riguardo, sul concetto di meritocrazia e sulle sue origini, vi linkoquanto segue:Archivio 2010 Aprile N. 118 L’inganno della meritocrazia L’inganno della meritocraziadi Mauro BoarelliLa meritocrazia e8 sulla bocca di tutti, a destra come a sinistra. In una societe0 come quella italiana, dove l’assenza di “merito” incancrenisce ogni articolazione della vita sociale e svilisce aspirazioni, competenze, passioni e idee, quale cittadino – indipendentemente dalle idee politiche professate – potrebbe essere pregiudizialmente ostile verso questo termine? Eppure e8 un termine ambiguo. Muta di senso a seconda di chi lo usa, ma al tempo stesso custodisce un insieme di significati non negoziabili che dovrebbero indurre a maneggiarlo con prudenza. Come ogni parola, anche questa non e8 neutrale. Va interrogata alla ricerca del senso profondo e delle sue implicazioni.Il lavoro di decodificazione e8 facilitato dal fatto che, in questo caso, il vocabolo ha una paternite0 accertata. Fu Michael Young a utilizzarlo per primo nel 1958 nel suo libro The Rise of Meritocracy 1870-2033 (L’avvento della meritocrazia), tradotto in italiano nel 1962 dalle edizioni di Comunite0 d

Scritto da il 24.10.2011 alle 19:05:01

Reading this makes my dcesioins easier than taking candy from a baby.

Scritto da online casino il 31.8.2011 alle 13:26:55

Grazie per questa informazione! questo č quello che stavo cercando da tempo per finalizzare il mio file! grazie!


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