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LAV: MI-FUR: il salone della vergogna e dell'ipocrisia

Mentre dal 6 al 9 marzo si svolgerà a Milano la 16° edizione del Salone Internazionale della Pellicceria, manifestazione in cui le spoglie di milioni di animali saranno ‘celebrate' come oggetti che ostentano lusso e benessere, la LAV (www.lav.it) diffonde in Italia nuove raccapriccianti immagini che mostrano le reali e drammatiche condizioni di detenzione in cui sono allevati gli animali, specialmente visoni e volpi, nel Nord Europa.

LA REALTA' DEGLI ALLEVAMENTI IN EUROPA

In Danimarca, in concomitanza con l'apertura del Mi-Fur l'associazione animalista Anima ha divulgato un'investigazione che ha interessato 26 allevamenti di visoni e uno di volpi, con risultati terrificanti: la video-denuncia evidenzia la presenza di 400 animali gravemente sofferenti, affetti da gravi patologie oculari, con arti spezzati, code mutilate, pavimentazioni ricoperte di escrementi, animali morti da giorni infestati da larve e lasciati marcire nelle gabbie con altri animali ancora vivi. Il fatto più clamoroso è che alcuni di questi allevamenti sono di proprietà del Presidente della EFBA la European Fur Breeders' Association, Knud Vest, quello che dovrebbe essere il maggior garante del rispetto delle norme (seppur minime) di tutela degli animali negli allevamenti. Anche gli altri personaggi coinvolti nell'investigazione sono tutti allevatori danesi nonché esponenti della Kopenhagen Fur (la più importante asta mondiale dove ogni anno sono vendute milioni di pelli). Per vedere tutte le immagini clicca qui. Per il video integrale clicca qui.



In Finlandia, l'associazione animalista Animalia ha recentemente divulgato il video di un'altra investigazione che ha interessato 80 allevamenti (di volpi e visoni) finlandesi, tutti rientranti nel circuito Saga Furs (la società gestore del marchio Saga Furs® che riunisce gli allevatori nordici di visoni, volpi e procioni). Saga Furs si pubblicizza “per la massima cura nel trattamento degli animali”, ma nella realtà ciò non avviene e le immagini, decisamente cruente, documentano i gravi problemi di salute cui sono soggetti questi animali: si vedono volpi e visoni con gravi patologie (problemi gengivali, ulcere e infezioni oculari), disturbi comportamentali e automutilazioni (parte della coda amputata, ferite purulente dovute a morsicature o tagli causati dalle reti metalliche in cui sono rinchiusi, arti fratturati e distorti).

Le pessime condizioni di allevamento degli animali utilizzati per la produzione di pellicce sono state documentate anche in altri paesi come la Svezia, la Norvegia, la Spagna.

In Italia nell'aprile scorso, la LAV ha denunciato per maltrattamento di animali un allevatore di visoni di Savona a causa delle condizioni fatiscenti in cui versava la struttura: oltre ai problemi sanitari accertati dalla ASL locale, nelle ispezioni condotte in questo allevamento italiano è emerso che le materie prime utilizzate per la preparazione del mangime risultavano conservate in una cella frigorifera frammiste a carcasse di visoni e che le operazioni di abbattimento venivano attuate per mezzo di un'apparecchiatura improvvisata e non conforme ai requisiti di legge (Allegato F, D.Lgs.333/1998), in totale spregio del benessere animale. Oggi, mentre il procedimento a carico dell'allevatore è ancora in corso, l'allevamento ha già cessato l'attività.

Le nuove investigazioni confermano quanto documentato nel 2001 con il report "The welfare of animals kept for fur production" del Comitato Scientifico per la Salute e il Benessere Animale (SCAHAW) della Commissione Europea: già allora la Commissione UE concluse che gli attuali sistemi di allevamento in gabbia (in particolare modo per visoni e volpi) sono gravemente lesivi del benessere animale. Nonostante siano trascorsi 10 anni dal report della Commissione UE, le condizioni di allevamento degli animali “da pelliccia” non sono mai migliorate in questi anni.



L'AMBIENTE

L'industria della pellicceria inoltre è responsabile di un forte impatto ambientale conseguente proprio all'attività di allevamento e di trattamento delle pelli. Un nuovo studio pubblicato dalla LAV pochi giorni fa (The environmental impact of the fur production, realizzato da Ce Delft) ha rilevato che sono necessarie 11,4 pelli di visone per produrre 1kg di pelliccia, quindi più di 11 animali e considerato che un singolo visone necessita di circa 50kg di cibo durante la sua breve vita, occorrono ben 563kg di cibo per la produzione di un solo chilo di pelliccia. I risultati dello studio LCA (Life Cycle Assessment) dimostrano che la produzione di un chilo di pelliccia animale (visone) determina un maggiore impatto per 17 su 18 effetti ambientali presi in esame, tra i quali il cambiamento climatico, l'eutrofizzazione e le emissioni tossiche, rispetto alla produzione di un chilogrammo di altri prodotti tessili quali cotone, acrilico, poliestere (riciclato e vergine) e lana (l'intero studio LCA è disponibile su www.lav.it ).



“Il Mi-Fur è il salone della vergogna e dell'ipocrisia – dichiara Simone Pavesi, responsabile nazionale LAV Settore Pellicce – L'industria della pellicceria cerca di promuovere un'immagine in cui la pelliccia è definita come “ecologica”, “rispettosa dell'ambiente e degli animali”, ma la realtà è un'altra: la pelliccia animale è un prodotto “non etico” perché infligge sofferenze e morte agli animali, "non responsabile", "non sostenibile", " non ecologico" e le aziende che operano nel settore dell'abbigliamento non possono negare le evidenze del drammatico e inaccettabile trattamento degli animali e dell'impatto che la produzione di pelliccia animale ha sull'ambiente”.

Di seguito le aziende Fur Free in Italia e alcuni dati estratti dall'Annual Report 2009 dell'EFBA.

Roma, 3 marzo 2011

LAV Ufficio stampa: 064461325 – 3204788075 – www.lav.it


AZIENDE FUR-FREE

Segnaliamo le aziende che responsabilmente hanno adottato una policy aziendale fur-free e che vendono anche in Italia:

Ø Grande distribuzione:

Coop, Sma – Auchan

Ø Negozi abbigliamento (Griffes e Marchi di abbigliamento)

American Apparel, H&M, Helly Hansen, Jack Wolfskin, Mango, Oviesse, Adolfo Dominguez, Elvine, Esprit

Dal 2009 la LAV ha avviato contatti con aziende del settore dell'abbigliamento (dalle griffe alla grande distribuzione organizzata) nell'ambito del progetto internazionale Fur-Free Program promosso dalla Fur Free Alliance (un'alleanza internazionale di 40 organizzazioni di tutela dei diritti animali e ambientaliste).

Il progetto, senza alcun costo per le aziende, prevede l'assegnazione di uno standard internazionale e veicolato al consumatore tramite “logo” che attesta l'adesione dell'azienda allo standard internazionale fur-free. L'elenco di tutte le aziende certificate fur-free è disponibile sul sito www.infurmation.com



ALLEVAMENTO ANIMALI DA PELLICCA IN EUROPA

L'allevamento di animali da pelliccia in UE[1]

Numero allevamenti negli Stati Membri
7.200

Valore delle pelli di allevamento
1,2 miliardi di euro

Pellicce di visone: quota europea sulla produzione mondiale
64,7%
(30,1 milioni di pelli)

Pellicce di volpe: quota europea sulla produzione mondiale
55,6%
(2 milioni di pelli)



Nel 2002 l'UE contava il 70% della produzione mondiale di visoni, il 63% di quella delle volpi[2]; confrontando i dati della European Fur Breeders' Association e della International Fur Trade Federation, si registra quindi una sensibile diminuzione dell'attività di allevamento in Europa.

Danimarca e Finlandia sono i maggiori produttori di pellicce rispettivamente di visone e volpe; seguono Lettonia, Polonia, Lituania, Estonia.

In Italia, secondo dati reperibili dal Registro Imprese (banca dati Camere di Commercio) nel 2010 sono presenti 18 allevamenti di animali da pelliccia (esclusivamente di visoni, localizzati prevalentemente tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto), contro i 70 allevamenti del 1988 e 55 allevamenti del 2000.































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