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Pellicce. Ecco tutte le sofferenze

Strumenti a funzionamento meccanico con penetrazione del cervello. Iniezione della dose letale di una sostanza con proprietà anestetiche. Elettrocuzione - ovvero l'equivalente di quella che per gli umani sarebbe un'esecuzione mediante sedia elettrica - seguita da arresto cardiaco. Esposizione al monossido di carbonio o al biossido di carbonio. « Questa la spietata realtà che gli acquirenti di pellicce cercano di ignorare». La denuncia arriva dalla Lav, la Lega antivivisezione, che ha promosso una mobilitazione in centinaia di piazze italiane per sostenere una proposta di legge che vieti l'allevamento, la cattura e l'uccisione di animali per la produzione di pellicce. Il testo è già stato depositato e gode di un sostegno trasversale. Il perché dell'iniziativa è riassunto in un numero: quello dei 200 mila animali che ancora oggi, tra visoni e cincillà, vengono uccisi negli allevamenti italiani, concentrati in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Abruzzo.
Al di là dei metodi di uccisione, sono le condizioni di detenzione a destare le maggiori preoccupazione. L'allevamento in gabbia comporta infatti grandi sofferenze per gli animali che arrivano spesso ad avere comportamenti autolesivi nel tentativo di guadagnarsi un'improbabile libertà. Tra le patologie che vengono sviluppate più di frequente ci sono l'ulcera gastrica, problemi renali, caduta di denti. Ma si registrano anche molti casi di cannibalismo e infanticidio, oltre a molti disturbi comportamentali, Anche un capo con un piccolo inserto in vera pelliccia, che poi è la strategia più diffusa da parte delle imprese interessate a questo mercato, non è meno crudele di un capo interamente realizzato con pelli, perché sarà sempre ottenuto attraverso le sofferenze e le uccisioni di uno o più animali». La Lav fa poi notare che altri Paesi hanno già vietato questi allevamenti, direttamente o indirettamente con forti restrizioni. Siamo in attesa che l'Italia si adegui.

Commenti alla notizia

Scritto da Roberto Cataldi il 23.12.2011 alle 21:34:55

Se l'Italia non si adegua non può certo definirsi un paese civile né può meritare il titolo di "patria del diritto". Ogni essere vivente ha diritto al rispetto e non può esserci un discrimine basato solo sul livello di intelligenza. Anche gli animali hanno sentimenti, soffrono come noi, piangono come noi e sono molto più indifesi di noi. Prendersela con i più deboli è il più grande gesto di vigliaccheria che si possa concepire. Ed è segno di inciviltà. Personalmente non mi fiderei di una persona che non ama e non rispetta gli animali. Chi non sa amare gli animali non sa amare nessuno perché manca di un ingrediente fondamentale per potersi definire "uomo": l'empatia! E l'intelligenza senza empatia è una intelligenza a metà.


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